Mercoledì Della XXIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Le Beatitudini.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,20-26)

Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Luca, nel suo vangelo, pone le beatitudini appena dopo la scelta dei Dodici: è questa la carta costituzionale del Regno, da qui dovranno partire gli apostoli per vivere l’immensità e la tenerezza di Dio, a questa pagina loro e noi dovranno per sempre confrontarsi per essere testimoni. E Gesù non parla di organizzazione, di potere, di compromessi, di forza, di ostentazione. Parla di povertà, di desiderio, di sofferenza vissuta con evangelica serenità, i valori portanti che rendono trasparente l’annuncio. Luca, diversamente da Matteo, aggiunge alle beatitudini quattro “guai” che completano le precedenti affermazioni, mettendoci al riparo da inutili rischi. Stiamo attenti a non crogiuolarci nella sazietà, a non porre la nostra consolazione nella ricchezza, a non vivere con superficialità, a non cercare l’applauso delle folle. È una pagina ostica, urticante, dura, che mette in radicale crisi in modello di successo che ci viene proposto dal nostro inquieto mondo. Modello mondano che rischia di avvelenare i discepoli, che spesso di ripropongono nella Chiesa le stesse dinamiche distruttive di fuori. Converti i nostri cuori alla semplicità del Regno, Signore, aiutaci a leggere la nostra vita e ad orientare le nostre scelte a partire da questa pagina, a verificare, rigo per rigo, che ogni piano pastorale e ogni scelta ecclesiale da questa pagina parta e a questa pagina porti.

Martedì Della XXIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Gesù, dopo aver passata la notte sul monte a pregare,
scelse i Suoi dodici discepoli.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,12-19)
Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici
, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Come vivere questa Parola?
Gesù è all’inizio del suo apostolato. Ha appena scelto i dodici dopo una notte di intensa preghiera sul monte, il luogo del “a tu per tu” con Dio, il luogo da cui, il giorno della trasfigurazione, gli apostoli non vorrebbero più scendere: “È bello per noi essere qui” (Lc 9,33). L’esperienza di Dio è sempre qualcosa che ti afferra dentro, aprendoti squarci di luce nel grigiore del quotidiano. Eppure il posto in cui siamo chiamati a vivere non è lì, in quegli sprazzi di cielo, che pure sono indispensabili per non smarrirsi in vicoli ciechi. Gesù stesso se li concede con una certa frequenza, in particolare nella “notte” quando sembra che tutto sia inghiottito dalle tenebre e tutto tace, ingigantendo guaiti lontani e rendendo sospetto ogni rumore… Sono le ore difficili che tutti, nella vita, siamo chiamati ad attraversare. Ore feconde che ci mettono dinanzi agli occhi la nostra fragilità e povertà esistenziale e ci fanno desiderare di “toccare” Colui che solo può sostenere la nostra debolezza, guarire le nostre infermità. Ore in cui il ricorso a Dio ti urge dentro, in cui prendi coscienza che lui solo conta e in lui solo c’è pace. E quando ti immergi in lui, non vorresti più staccartene. Ma è proprio allora che avverti imperiosa la chiamata di Gesù: vuole che tu esca dalle tue notti vivificate dal contatto più intimo con lui, trasformato in apostolo.
Ora egli addita la via della discesa a valle dove altri brancolano ancora nel buio, invocando la luce, cercando il contatto vivificante con Gesù. È a loro che egli ci manda perché raccontiamo la nostra esperienza, riaccendendo nei cuori la speranza.
Oggi, lasciamoci raggiungere dall’invito di Gesù che ci vuole suoi apostoli impegnati a donare al mondo luce. Chiediamoci in quale “valle” dobbiamo svolgere il nostro apostolato e cosa possiamo fare in concreto.
Signore, sì, è bello sostare in preghiera accanto a te. Ma questo non deve diventare un godimento egoistico, ma un momento di ricarica per donarti donandomi.
I libri, i documenti, i ragionamenti non ci potranno mai convincere e convertire. Ciò di cui c’è bisogno è la luce di una vita, l’irradiamento di un volto, il battito di un cuore: è il dono di tutta una vita.

Lunedì Della XXIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Gesù guarisce di sabato un paralitico,
Ma i farisei, fuori di sé dalla collera, lo accusano.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,6-11)
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La disputa sul sabato giunge al suo apice di incomprensione e di violenza. I farisei e gli scribi sbroccano, sono fuori di sé, danno di matto quando Gesù li mette al muro. Non è certo venuto per trasgredire le norme, anche se sa ben distinguere cosa viene da Dio e cosa viene dagli uomini, i famosi numerosi precetti orali che il pio israelita era tenuto ad osservare. E certamente non vuole mettere in discussione una delle intuizioni più originali del popolo di Israele, quella del sabato come momento di memoria della libertà e della dignità dell’essere umano! Ma il messaggio che Gesù porta avanti è potente: Dio non ha gravato i credenti con norme assurde fatte per manifestare la propria divina autorità ma per renderli liberi! Sia chiaro: all’epoca molti rabbini, esattamente come fa Gesù, anteponevano il bene della persona al rispetto del sabato! Gesù plasticamente rimette in ordine la corretta interpretazione della norma ponendo nel mezzo l’uomo dalla mano inaridita. È l’uomo ad essere al centro, non l’osservanza di una pur giusta regola! Dio ha donato agli uomini le regole perché essi siano più liberi!

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
Colui che non porta la propria croce e non mi segue non può essere mio discepolo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc,14,25-33)
Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del signore.

RIFLESSIONI

Che parole dure e meravigliose!
Sì, non so se abbiamo letto bene, Gesù parla di odiare, di portare la croce, di calcolare, di rinunciare! Parole forti ma vere. Gesù intende dirci che se non odiamo quelle mentalità familiari o sociali che chiudono al bene o che privano i figli delle libertà di donarsi perché i figli sono proprietà e diritto, non potremmo mai essere discepoli di Gesù. Dovremmo avere il coraggio di dire ai figli: “Se io ti privo di fare il bene: fare un lavoro lontano da casa, fare un’opera di carità; andare ad aiutare i poveri, andare a combattere l’ingiustizia, rispondere alla vocazione, perché ho paura che tu possa allontanarti da me o rischiare la vita per il bene, devi odiare le mie parole, perché ti portano lontano da Dio e dal realizzare la tua felicità”.
I figli sono un dono, non una proprietà! Perciò Gesù ci dice che per seguirlo ci vuole coraggio: coraggio nel prendere la croce (solo i vili camminano schiacciando le croci degli altri, e anche se sembrano più in alto per via di quello che mettono sotto i piedi, non sono discepoli di Gesù). Gesù concretamente ci dice: è inutile che vai in chiesa per sederti al primo posto o portare la statua del santo o essere il responsabile di quello o quell’altro se poi sei disonesto a lavoro o in famiglia; è inutile che sparli degli altri per metterli in cattiva luce o per avere i tuoi titoli: agli occhi di Dio non sei Suo discepolo. Se non smetti di pensare ad ammassare ricchezza non sei discepolo di Gesù! Gesù è il mistero della chiarezza dell’Amore: non possiamo negare la chiarezza delle sue parole, perciò chiediamo la grazia della semplicità di cuore, per poterle accogliere e metterle in pratica.
Tutti dobbiamo fare un esame di coscienza su quali sono le nostre ricchezze che ci impediscono di avvicinare Gesù nella strada della vita. Si tratta di ricchezze che derivano dalla nostra cultura. La prima ricchezza è il benessere. La cultura del benessere che ci fa poco coraggiosi, ci fa pigri, ci fa anche egoisti. A volte il benessere ci anestetizza, perché in fin dei conti stiamo bene nel benessere. Anche di fronte alla scelta di avere un figlio, ci si lascia spesso condizionare dal benessere. (Il Papa ha immaginato un dialogo tra una coppia di sposi): «No, no, più di un figlio, no! Perché non possiamo fare le vacanze, non possiamo andare qua, non possiamo comprare la casa; no! Va bene seguire il Signore, ma fino a un certo punto…. È questo che fa il benessere! Ma questo ci getta giù, ci spoglia di quel coraggio forte per andare vicino a Gesù. Eppure questa è la prima ricchezza della nostra cultura d’oggi. La cultura del benessere. (Papa Francesco).

Sabato Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?
Il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato». Parola del Signore.

RIFLESSIONE

Un sabato Gesù passava fra campi di grano.
La religione dei farisei è di una tristezza infinita.
Manca in essa il cuore del Padre. La vera religione è il cuore del Padre che vive nel cuore dell’uomo. Se si toglie il cuore del Padre, si precipita in quell’ateismo religioso o in quell’idolatria vissuta in nome di Dio che devasta menti e cuori. Dal cuore senza Dio, privo di esso, i farisei giudicano e condannano il cuore di Dio che vive tutto in Gesù Signore.
Se manca il cuore di Dio, quello vero, manca anche il cuore dell’uomo. Devono necessariamente abitare i due cuori: quello di Dio e quello di ogni altro uomo. Al cuore dell’uomo si deve offrire il cuore di Dio, perché anche in esso possa abitare il Signore. È nel momento in cui il cuore di Dio vive nel cuore dell’uomo, che questi diviene persona di vera religione.
I farisei sono privi del cuore di Dio nel loro cuore. Danno quello che hanno: esteriorità, confusione, assenza di misericordia e di pietà, giudizio e condanna. Danno una legge priva del suo più autentico contenuto di salvezza. Il dono della legge è sempre dono di purissima luce. Dare una legge di tenebre è opera diabolica.
A quanti lo accusano di trasgredire la legge, Gesù risponde con un esempio di trasgressione della legge operata da Davide mentre fuggiva per porre in salvo la sua vita minacciata da Saul. Lui entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, pani santissimi e ne mangiò lui e i suoi compagni. Questi pani erano riservati solo ai sacerdoti. Perché il sacerdote del tempo permise questo? Perché in quel sacerdote abitava il cuore del Padre e secondo il cuore del Padre interpretava la sua legge.
Questa regola vale anche per noi cristiani. O camminiamo con il cuore del Padre nel nostro cuore ed allora sappiamo sempre interpretare la sua Parola, caso per caso, persona per persona, momento storico per momento storico, oppure facciamo della sua Parola uno strumento di esclusione dal regno e dalla vita. Il cuore del Padre abita solo in Cristo Gesù. Si diventa con Cristo un solo cuore, il cuore del Padre diviene nostro, lo Spirito Santo ci illumina, sappiamo cosa dare ogni giorno ai nostri fratelli.
Perché Gesù afferma di se stesso che il Figlio dell’uomo è signore del sabato? Perché Lui avendo nel suo cuore il cuore del Padre, nello Spirito Santo conosce la volontà del Padre sul sabato e secondo la divina verità Lui insegna come osservarlo. I farisei invece non sono signori di esso, perché nel loro cuore abita la falsità, la menzogna, abita satana e sempre daranno alla legge del Signore una interpretazione errata. Essi sanno fare della legge del Signore uno strumento di odio, non di amore verso Dio.
Spesso anche il Vangelo, recitato alla lettera, senza il cuore di Cristo nel nostro cuore, diviene strumento di condanna, non lieto annunzio, buona notizia, messaggio di gioia e di pace. Dobbiamo sempre ricordarci che la lettera della Legge e del Vangelo, la lettera della verità anche di fede sempre uccide. Lo Spirito invece vivifica. Lo Spirito della Legge e del Vangelo, della verità e della fede, è lo Spirito del Padre, che abita tutto nel cuore di Cristo Signore. Si entra in questo cuore, si rimane in esso, si entra in comunione perfetta con lo Spirito di Dio e sempre noi sapremo dare al Vangelo di Cristo Gesù, la sua verità. Sempre lo trasformeremo in un messaggio di gioia e di vita. Questo non significa che lo priveremo della sua verità. Faremo di essa una gioia.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci vero cuore di Gesù.

Venerdì Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

I farisei e i loro scribi dissero a Gesù:
I discepoli di Giovanni e dei farisei digiunano;
i tuoi invece mangiano e bevono!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo (Lc 5,33-39)

I farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». Parola del Signore.

RIFLESSIONE

Il Signore Gesù con la sua venuta tra noi e con l’annuncio del suo vangelo instaura il suo Regno tra noi. È un annuncio di novità e di gioia perché si sta attuando un piano di liberazione e di salvezza, disegnato da Dio stesso. Egli viene a sciogliere i lacci del peccato, viene a liberare gli oppressi, viene a ridare la libertà ai prigionieri, viene a stabilire con tutti noi un nuovo patto di alleanza, basato non più sulla costrizione e sulla paura, ma solo sull’amore. Per questo Gesù si paragona ad uno sposo, innamorato dell’umanità, con cui vuole celebrare le sue nozze. È tempo di gaudio e di gioia perciò e non di digiuno e di penitenza. Tutti sono invitati alle nozze di Cristo. «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà portato via da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno». Intravediamo in queste parole sia la natura della missione di Cristo, sia ancora un preannuncio della sua e nostra risurrezione. La stessa sua presenza è però già motivo di gaudio: egli è per tutti la garanzia vivente del ritorno a Dio, egli stesso è il Dio con noi, in lui si stanno adempiendo tutte le promesse. Già il profeta Isaia aveva predetto questa novità e questi momenti: «Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vedete, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Solo coloro che hanno sperimentato le più dure schiavitù e le più estenuanti prigionie sanno descrivere la gioia della riconquistata libertà. È davvero la riscoperta di un mondo nuovo, di tante realtà che sembravano scomparse per sempre, di affetti che sembravano perduti e poi riconquistati con una più forte intensità. L’azione salifica di Cristo è una liberazione totale, è per noi una vera rinascita con una dignità nuova, quella di figli di Dio. Ancora oggi, quando scopriamo e sappiamo vivere i motivi profondi della gioia cristiana, scompaiono per noi i motivi del lutto e del digiuno e ci è dato di rallegrarci nel Signore. Non è poi difficile scoprire le cause del nostro lutto e delle nostre più profonde tristezze: ci manca lo sposo e non siamo tra gli invitati alle nozze; abbiamo anche noi accampato qualche scusa per non aderire all’invito.

Giovedì Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla;
ma sulla tua parola getterò le reti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Leggendo questo Vangelo molti rimangono meravigliati perché quanto viene descritto è effettivamente molto difficile da compiere: “Lasciarono tutto e Lo seguirono”. Questa Parola riguardava gli Apostoli, i Vescovi e i Sacerdoti venuti dopo di loro, non può applicarsi questa Parola a chi vive nel mondo, chi vive nello stato coniugale. A meno che non faccia una scelta radicale.
Fu grande il coraggio degli Apostoli, dettato dall’amore, quando effettivamente lasciarono tutto per seguire Gesù.
Si misero alla sequela di un Uomo ritenuto un pazzo dai più buoni… dagli scribi e farisei le accuse erano molto più pesanti. Gli Apostoli dopo un cammino compiuto accanto al Signore ebbero la forza di abbandonare i loro averi, le famiglie, le buone abitudini per compiere la volontà dettata da un Uomo, riconosciuto da loro come Figlio di Dio.
Anche se Gesù aveva dimostrato con i miracoli e la sua vita di non essere un Uomo comune, ciò che essi vedevano era un Uomo, mentre la Fede li rassicurava sulla sua Divinità. Hanno ripetuto migliaia di volte l’atto di Fede nel Signore per vincere le tentazioni che satana non faceva mai mancare e per rimanere fedeli a quanto vibrava nei loro cuori: l’Amore di Dio.
L’unico che non rimase fedele fu Giuda, egli arrivò a tradire Gesù perché si distaccò dalla volontà di Dio e cominciò a ragionare secondo le proprie vedute. Si compiono con molta facilità scelte di vita sbagliate perché non si riflette sulle conseguenze e non c’è una buona amicizia con Gesù.
Molti nella società, anche cristiani, hanno innalzato un nuovo idolo ed è l’autosufficienza, si sentono troppo sicuri delle loro opinioni. Tutto quello che dicono è sempre l’opposto della verità. Non lo fanno razionalmente, non se ne rendono conto, è il loro spirito ad essere contaminato dallo spirito di negatività. Questa autonomia nella vita spirituale è la rovina del cristiano, perché Gesù non ci chiede cose impossibili, non ci carica pesi insopportabili, al contrario Lui prende su di sé anche i pesi che non riusciamo a portare. “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30).
Ognuno deve porsi questa domanda: “Io non ho niente da lasciare di ciò che si oppone a Gesù?

Mercoledì Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Le folle cercavano di trattenerlo.
Egli disse: È necessario che annunci la buona notizia anche alle altre città.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e Lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a Lui. Ed Egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demoni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma Egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era Lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle Lo cercavano, Lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che Io annunci la buona notizia del Regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Siamo guariti per servire, come la suocera di Pietro. Incontrare Dio ci guarisce nel profondo, a volte anche nel corpo. Ma sappiamo bene che la salute è importante, ma non sufficiente: ci sono persone sanissime insoddisfatte e depresse ed altre, malate, capaci di stupirci per la loro serenità e la loro forza interiore. Chi si è avvicinato al vangelo sa che la frequentazione del Signore nella preghiera e nella meditazione spalanca il cuore e la mente ad una nuova prospettiva e, come nell’innamoramento, questo incontro ci carica come una molla. Ma, ammonisce Luca oggi, se siamo guariti non è per crogiolarci, per sentirci fortunati e staccarci dal mondo, ma per metterci al servizio dei tanti fratelli e sorelle che incontriamo. Come Gesù, troviamo la forza del servizio al Regno nel dialogo intimo col Padre, ritagliato anche nei momenti meno probabili, come la notte. La preghiera e la Parola fanno fuggire la parte oscura di noi, quella demoniaca, quella schizofrenica che ci fa professare la fede senza viverla. Affidiamo al Signore che ci guarisce nel profondo la nostra vita, con immensa fiducia, con perdurante amore…

 

Martedì Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Io so chi tu sei: il santo di Dio!
Gesù gli ordinò severamente: Taci! Esci da lui!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo (Luca Lc 4,31-37)

Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La folla è colpita dalla predicazione di Gesù: egli parla con autorità, la sua parola è credibile, vera, vissuta, pensata.
La gente è stanca di ascoltare predicatori ferrati in teologia e poveri in esperienza e in umanità, che citano solo parole incomprensibili studiate sui libri e non nella vita. Gesù non è uno scriba né un dottore della legge, eppure le sue parole provocano, accarezzano, leniscono, scuotono, liberano, allora come oggi. Diverso dai tanti opinionisti che ci spiegano come e cosa pensare, che ci spingono all’omologazione, Gesù ci rivolge una parola autentica e autorevole, attuale e profonda perché vissuta. Parola che accogliamo, oggi come ieri, non come la parola di un saggio del passato, ma come l’epifania di Dio, la manifestazione del mistero nascosto nei secoli. E questa parola libera, allontana il male, la parte oscura dell’uomo e delle cose: l’indemoniato è liberato senza danni, la sua anima ora respira gioia e serenità. Povero indemoniato! Conosce Gesù, è ferrato il teologia: sa che è il Santo di Dio, eppure non vuole avere a che fare con lui, si spaventa. Il demone della superficialità può avvelenare il nostro pensiero e farci dire: cosa c’entra Dio con la mia vita concreta? Si accontenti delle mie devozioni, della mia fede, so che Dio esiste, gli debbo onore e rispetto, ma non vada oltre. Che il Signore ci liberi con la sua Parola autorevole da una fede fatta solo di ritualità, dalla fragile fede che si lega solo al senso del dovere e senza passione.

Lunedì Della XXII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello.
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 6,17-29)

Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare (Mc 6, 17-29). Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: «Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3, 29-30). Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1, 35-40). Fin dal sec. V il 29 agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore. Il suo nome si trova nel Canone Romano.
A motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.
Cosa non si arriverebbe a fare per fare bella figura con gli amici?

Quante persone sono disponibili ad andare contro i propri principi per compiacere coloro che hanno gli occhi puntati su di lui, per non farsi prendere in giro, per apparire belli.
Quanti ragazzi con l’animo buono hanno rovinato la loro vita per essere accettati da un gruppo, drogandosi perché tutti lo facevano, stuprando perché il gruppo così faceva, rubando per non essere da meno degli altri.
Non solo i ragazzi, ma tutti noi barattiamo spesso i nostri principi in cambio di un apprezzamento che ci venga rivolto da chi ci sta intorno, vendiamo la nostra anima per conquistarci un pezzetto di notorietà.
Le persone che ci chiedono di ricusare i nostri valori non possono dirsi amici, sono parte di un mostro con le grandi fauci ma con le sembianze di una dolce ragazza, suadente, sorridente, un mostro pronto a divorarci da dentro non appena ci concediamo a lui, un mostro che ci svuota della nostra essenza più preziosa.
Ai miei ragazzi dico sempre di camminare a testa alta, di non andare mai contro le cose in cui credono perché nella vita non è importante avere tanta gente intorno, è invece meraviglioso avere vicino gli amici, pochi o tanti poco importa, purché siano Amici veri, coloro che non ti chiederanno mai di andare contro un tuo principio, coloro che ti accetteranno anche se la pensassero diversamente da te, quelli che ti criticheranno con amore se metterai un piede in fallo.
A volte è difficile discernere, ma il mostro, prima o poi, toglierà la veste della dolce fanciulla e si mostrerà per quello che, ed allora allontanati da lui prima che ti divori, esci da quel gruppo che si comporta male.

SE ASCOLTATE OGGI LA VOCE DEL SIGNORE NON INDURITE I VOSTRI CUORI