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III Domenica del Tempo Ordinario anno A

 

Domenica 21 gennaio 2018

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

Rivelazione di Gesù a Maria Valtorta

Corrispondenza nell’“Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta

Volume 1 – Capitolo 49

Gesù viene avanti per una piccola stradetta, un sentiero fra due campi. È solo. Giovanni procede verso di Lui da tutt’altro viottolo fra i campi, e Lo raggiunse alfine, passando per un vano fra la siepe. Giovanni, tanto nella visione di ieri come oggi, è tutt’affatto giovanetto.

Un volto roseo e imberbe di uomo appena fatto, e biondo per giunta. Perciò non un segno di barba o di baffi, ma solo il rosato delle guance lisce e delle labbra rosse e la luce ridente del suo bel sorriso e dello sguardo puro, non tanto per il suo colore di turchese cupa, quanto per la limpidità dell’anima vergine che vi traspare. I capelli biondo castani e soffici, ondeggiano nel passo veloce quasi quanto una corsa. Chiama, quando sta per passare la siepe:

“ Maestro!”.

Gesù si arresta e si volge con un sorriso.

“Maestro, ti ho tanto desiderato! Mi hanno detto, nella casa dove stai che eri venuto verso la campagna… Ma non dove. E temevo di non vederti”.

Giovanni parla lievemente curvo per il rispetto. Eppure è pieno di confidente affetto nella sua attitudine e nello sguardo che, stando col capo lievemente piegato sulla spalla, eleva verso Gesù.

“Ho visto che mi cercavi e sono venuto verso di te”.

“Mi hai visto? Dove eri, Maestro?”.

“Là ero”.

E Gesù accenna ad un ciuffo d’alberi lontani che, per la tinta della chioma, direi ulivi.

“Là ero. Pregavo e pensavo a quanto dirò questa sera nella sinagoga. Ma ho lasciato subito non appena ti ho visto”.

“Ma come hai fatto a vedermi se io appena vedo quel luogo, nascosto come è dietro quel ciglio?”.

“Eppure lo vedi? Ti sono venuto incontro perché ti ho visto. Ciò che non fa l’occhio, fa l’amore”.

“Sì, fa l’amore. Mi ami dunque, Maestro?”.

“E tu mi ami, Giovanni, figlio di Zebedèo?”.

“Tanto, Maestro. Mi pare di averti sempre amato. Prima di averti conosciuto, prima ancora, l’anima mia ti cercava, e quando ti ho visto essa mi ha detto: Ecco Quello che cerchi. Io credo che ti ho incontrato perché la mia anima ti ha sentito”.

“Tu lo dici, Giovanni, e dici giusto. Io pure ti sono venuto incontro perché l’anima mia ti ha sentito. Per quanto mi amerai?”.

“Per sempre, Maestro. Non voglio amare più altri che Tu non sia”.

“Hai padre, madre, fratelli e sorelle, hai la vita, e con la vita la donna e l’amore. Come farai a lasciare tutto per Me?”.

“Maestro… non so… ma mi pare, se non è superbia dirlo, che la tua predilezione mi terrà posto di padre, madre e fratelli e sorelle e anche della donna. Di tutto, sì, di tutto mi terrò sazio se Tu mi amerai”.

“E quel giorno che Io avessi a morire..”.

“No!, sei giovane, Maestro… Perché morire?”.

“Perché il Messia è venuto per predicare la Legge nella sua verità e per compier la Redenzione. E il mondo aborre la Legge né vuole la Redenzione. Perciò perseguita i messaggeri di Dio”.

“Oh! ciò non sia! Non lo dire a chi ti ama, questo pronostico di morte!… Ma se Tu avessi a morire, amerò ancora Te. Lascia che io ti ami”.

Giovanni ha lo sguardo supplice. Più chinato che mai, cammina a fianco a Gesù e pare che mendichi amore. Gesù si ferma. Lo guarda, lo trapana con lo sguardo del suo occhio profondo, e poi gli pone la mano sul capo chino.

“Voglio che tu mi ami”.

“Oh! Maestro!”.

Giovanni è felice. Per quanto la sua pupilla sia lucida di pianto, ride con la bocca ben disegnata, e prende la mano divina e la bacia sul dorso e se la stringe al cuore. Riprendono il cammino.

“Hai detto che mi cercavi…”.

“Sì, per dirti che i miei amici ti vogliono conoscere… e perché, oh! come avevo voglia di stare con Te ancora! Ti ho lasciato da poche ore… ma non potevo già più stare senza di Te”.

“Sei stato dunque un buon annunziatore del Verbo?”.

“Ma anche Giacomo, Maestro, ha parlato di Te in modo da… convincere”.

“In che modo che anche chi diffidava -né è colpevole, perché prudenza era causa del suo riserbo- si è persuaso. Andiamo a farlo del tutto sicuro”.

“Aveva un poco paura”.

“No! Non paura di Me! Sono venuto per i buoni e più per chi è in errore. Io voglio salvare. Non condannare. Con gli onesti sarò tutto misericordia”.

“E coi peccatori?”.

“Anche. Per disonesti intendo quelli che hanno la disonestà spirituale e ipocritamente si fingono buoni mentre fanno opere malvagie. E tali cose fanno e in tal modo per avere utile proprio e ricavare utile dal prossimo. Con questi sarò severo”.

“Oh! Simone, allora, può star sicuro. È schietto come nessun altro”.

“Così mi piace e voglio siate tutti”.

“Vuol dirti tante cose, Simone”.

“Lo ascolterò dopo aver parlato nella sinagoga. Ho fatto avvisare poveri e malati oltre che ricchi e sani. Tutti hanno bisogno della Buona Novella”.

Il paese si avvicina. Dei bambini giuocano sulla strada e uno, correndo, viene a sbattere fra le gambe di Gesù e cadrebbe, se Egli non fosse sollecito ad afferrarlo. Il bambino piange lo stesso, come se si fosse fatto male, e Gesù gli dice tenendolo in braccio:

“Un israelita che piange? Che avrebbero dovuto fare i mille e mille bambini che sono divenuti uomini valicando il deserto dietro a Mosè? Eppure più per loro che per gli altri -perché l’Altissimo ha amore degli innocenti e provvede ai passeri del bosco e della gronda- proprio per questi ha fatto scendere la manna tanto dolce. Ti piace il miele? Sì? Ebbene, se sarai buono mangerai un miele più dolce di quello delle tue api”.

“Dove? Quando?”.

“Quando, dopo una vita di fedeltà a Dio, andrai a Lui”.

“Io so che non vi andrò se non viene il Messia. La mamma mi dice che per ora noi di Israele siamo come tanti Mosè e moriamo in vista della Terra Promessa. Dice che stiamo lì ad aspettare di entrarvi e che solo il Messia ci farà entrare”.

“Ma che bravo piccolo israelita! Ebbene Io ti dico che quando tu morrai entrerai subito in Paradiso, perché il Messia avrà già aperto le porte del Cielo. Però devi essere buono”.

“Mamma! Mamma!”.

Il bambino scivola dalle braccia di Gesù e corre incontro ad una giovane sposa, che rientra con un’anfora di rame.

“Mamma! Il nuovo Rabbi mi ha detto che io andrò subito in Paradiso quando morirò e mangerò tanto miele… ma se sono buono. Sarò buono!”.

“Lo voglia Dio. Scusa. Maestro, se ti ha dato noia. È tanto vivace!”.

“L’innocenza non dà noia, donna. Dio ti benedica, perché sei una madre che alleva i figli nella conoscenza della Legge”.

La donna si fa rossa alla lode e risponde: “A Te pure la benedizione di Dio” e scompare col suo piccolo”.

“Ti piacciono i bambini, Maestro?”.

“Sì, perché sono puri… e sinceri… e amorosi”.

“Hai dei nipoti, Maestro?”.

“Non ho che una Madre… Ma in Lei c’è la purezza, la sincerità, l’amore dei pargoli più santi, insieme alla sapienza, giustizia e fortezza degli adulti. Ho tutto in mia Madre, Giovanni”.

“E l’hai lasciata?”.

“Dio è sopra anche alla più santa delle madri”.

“La conoscerò io?”.

“La conoscerai”.

“E mi amerà?”.

“Ti amerà perché Ella ama chi ama il suo Gesù”.

“Allora non hai fratelli?”.

“Ho dei cugini da parte del marito di mia Madre. Ma ogni uomo mi è fratello e per tutti sono venuto. Eccoci davanti alla sinagoga. Io entro, e tu mi raggiungerai coi tuoi amici”.

Giovanni se ne va e Gesù entra in una stanza quadrata col solito apparato di lumi a triangolo e di leggii con rotoli di pergamena. Vi è già folla in attesa e in preghiera. Anche Gesù prega. La folla bisbiglia e commenta dietro a Lui, che si curva a salutare il capo della sinagoga e poi si fa dare a caso un rotolo. Gesù inizia la lezione. Dice:

“Queste cose lo Spirito mi fa leggere per voi. Nel capo settimo del libro di Geremia si legge: Queste cose dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: ‘Emendate i vostri costumi e i vostri affetti e allora abiterò con voi in questo luogo. Non vi cullate nelle parole vane da voi ripetute: c’è qui il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore.

Perché se voi migliorerete i vostri costumi e i vostri affetti, se renderete giustizia fra l’uomo e il suo prossimo, se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete in questo luogo il sangue innocente, se non andrete dietro a dèi stranieri, per vostra sventura, allora Io abiterò con voi in questo luogo, nella terra che Io diedi ai vostri padri per secoli e secoli’.

“Udite, o voi d’Israele. Ecco che Io vengo ad illuminarvi le parole di luce che la vostra anima offuscata non sa più vedere e capire. Udite. Molto pianto scende sulla terra del Popolo di Dio e piangono i vecchi che ricordano le antiche glorie, piangono gli adulti piegati al giogo, piangono i fanciulli che non hanno avvenire di futura gloria. Ma la gloria sulla terra è nulla rispetto ad una gloria che nessun oppressore, che non sia Mammona e la mala volontà, possono strappare.

Perché piangete? Come l’Altissimo, che fu sempre buono per il popolo suo, ora ha girato altrove il suo sguardo e nega ai suoi figli di vederne il Volto? Non è più il Dio che aperse il mare e ne fece passare Israele e per arene condusse e nutrì, e contro nemici o difese e, perché non smarrisse la via del Cielo, come diede ai corpi la nuvola, diede alle anime la Legge?

Non è più il Dio che addolcì le acque e fece venire manna agli sfiniti? Non è il Dio che vi volle stabilire in questa terra e con voi strinse alleanza di Padre a figli? E allora perché ora lo straniero vi ha percossi? Molti fra voi mormorano: ‘Eppure qui è il Tempio!’.

Non basta avere il Tempio e in quello andare a pregare Iddio. Il primo tempio è nel cuore di ogni uomo, e in quello va fatta preghiera santa. Ma santa non può essere se prima il cuore non si emenda e col cuore non si emendano i costumi, gli affetti, le norme di giustizia verso i poveri, verso i servi, verso i parenti, verso Dio.

Ora guardate. Io vedo ricchi dal cuore duro che fanno ricche offerte al Tempio, ma non sanno dire al povero: ‘Fratello, ecco un pane e un denaro. Accettalo. Da cuore a cuore, e non t’avvilisca l’aiuto come a me non dia superbia il dartelo’.

Ecco: Io vedo oranti che si lamentano con Dio che non li ascolta prontamente, ma poi, al misero, e talora è loro sangue, che gli dice: ‘Ascoltami’, rispondono con cuore di selce: ‘No’.

Ecco, Io vedo che voi piangete perché la vostra borsa è spremuta dal dominatore. Ma poi voi spremete sangue a chi odiate, e di far vuoto un corpo di sangue e vita non avete orrore. O voi di Israele! Il tempo della Redenzione è giunto. Ma preparatene le vie in voi con la buona volontà.

Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non sprezzate; mercanti, non frodate; poveri, non invidiate. Siete tutti di un sangue e di un Dio. Siete tutti chiamati ad un destino. Non chiudetevi il Cielo, che il Messia vi aprirà, con i vostri peccati.

Avete sin qui errato? Ora non più. Ogni errore cada. Semplice, buona, facile è la Legge che torna ai dieci comandi iniziali, ma tuffati in luce d’amore. Venite. Io ve li mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore fra prossimo. Sempre amore, perché Dio è Amore e i figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore.

Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni concupiscenza muoia. Una gloria nuova vi è posta: quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno la Legge di Dio vero studio del loro cuore.

Iniziate dall’amore. Non vi è cosa più grande. Ma quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni tentazione. La benedizione di Dio sia su chi volge a Lui cuore pieno di buona volontà”.

Gesù tace. La gente bisbiglia. L’adunanza si scioglie dopo inni cantati molto salmodiandoli. Gesù esce sulla piazzetta. Sulla porta sono Giovanni e Giacomo con Pietro e Andrea.

“La pace sia con voi”. dice Gesù e aggiunge: “Ecco l’uomo che per essere giusto ha bisogno di non giudicare senza prima conoscere. Ma che però è onesto nel riconoscere il suo torto. Simone, hai voluto vedermi? Eccomi. E tu, Andrea, perché non sei venuto prima?”.

I due fratelli si guardano imbarazzati. Andrea mormora: “Non osavo..”.

Pietro, rosso, non dice nulla. Ma quando sente che Gesù dice al fratello: “Facevi del male a venire? Solo il male non si deve osare di farlo”, subito interviene schietto: “Sono stato io. Lui voleva condurmi subito da Te. Ma io…. io ho detto… Sì. Ho detto: “Non ci credo”, e non ho voluto. Oh! ora sto meglio!..”.

Gesù sorride. E poi dice: “E per la tua sincerità Io ti dico che ti amo”.

“Ma io… io non sono buono… non sono capace di fare quello che Tu hai detto nella sinagoga. Io sono iracondo, e se qualcuno mi offende… eh!… Io sono avido e mi piace aver denaro… e nel mio mercato di pesce… eh!… non sempre… non sempre sono stato senza frode. E sono ignorante. E ho poco tempo da seguirti per avere la luce. Come farò? Io vorrei diventare come Tu dici… ma…”.

“Non è difficile, Simone. Sai un poco la Scrittura? Sì? Ebbene, pensa al profeta Michea. Dio da te vuole quello che dice Michea. Non ti chiede di strapparti il cuore, né di sacrificare gli affetti più santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma Egli attende che un sole e una rugiada, di te, filo d’erba, abbiano fatto palma robusta e gloriosa.

Per ora Egli ti chiede questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni cura nel seguire il tuo Dio. Sforzati a fare questo e il passato di Simone sarà cancellato e tu diverrai l’uomo nuovo, l’amico di Dio e del suo Cristo. Non più Simone. Ma Cefa. Pietra sicura a cui mi appoggio”.

“Questo mi piace! Questo lo capisco. La Legge è così… è così… ecco, io quella non la so più fare come l’hanno fatta i rabbini!… Ma questo che Tu dici, sì. Mi pare che ci riuscirò. E Tu mi aiuterai. Stai qui di casa? Conosco il padrone”.

“Qui sto. Ma ora andrò a Gerusalemme e poi predicherò per la Palestina. Sono venuto per questo. Ma verrò qui sovente”.

“Io verrò ad udirti ancora. Voglio essere tuo discepolo. Un poco di luce entrerà nella mia testa”.

“Nel cuore soprattutto, Simone. Nel cuore. E tu, Andrea, non parli?”.

“Ascolto, Maestro”.

“Mio fratello è timido”.

“Diverrà un leone. La sera scende. Dio vi benedica e vi dia buona pesca. Andate”.

“La pace a Te”.

Se ne vanno. Appena fuori, Pietro dice:

“Ma che avrà voluto dire prima, quando diceva che pescherò con altre reti e farò altre pesche?”.

“Perché non glielo hai chiesto? Volevi dire tanto e poi quasi non parlavi”.

“Mi… vergognavo. È così diverso da tutti i rabbi!”.

“Ora va a Gerusalemme…”.

Giovanni dice questo con tanto desiderio e nostalgia.

“Io volevo dirgli se mi lasciava andare con Lui… e non ho osato”.

“Vaglielo a dire, ragazzo”. dice Pietro.

“Lo abbiamo lasciato così… senza una parola di amore… Almeno sappia che Lo ammiriamo. Va’, va’. A tuo padre lo dico io”.

“Vado, Giacomo?”.

“Va’!”.

“Giovanni parte di corsa… e di corsa torna giubilante.

“Gli ho detto: ‘Mi vuoi con Te a Gerusalemme?’ Mi ha risposto: ‘Vieni, amico”. Amico, ha detto! Domani a quest’ora verrò qui. Ah! A Gerusalemme con Lui!”. La visione ha fine.

Estratto di “l’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta

III Domenica del Tempo Ordinario anno Aultima modifica: 2018-01-20T22:40:02+01:00da angela1845
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