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Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario Anno c

Maestro, da te vogliamo vedere un segno?
Una generazione malvagia e adultera pretende un segno?

TESTO:-Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,38-42)
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!». Parola del Signore.

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Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!
Gesù non è venuto sulla terra per mostrare la sua divina onnipotenza, per sconvolgere menti e cuori, per piegarli alla fede e alla verità così come aveva fatto Dio con il faraone. Non è questa la sua via. Lo attesta anche la Lettera agli Ebrei: “Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. Non potevano infatti sopportare quest’ordine: Se anche una bestia toccherà il monte, sarà lapidata. Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: Ho paura e tremo. Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele” (Eb 12,18-24). Gesù è venuto a rivelare al mondo quanto è grande la potenza della carità di Dio, del suo amore, della sua misericordia.
I farisei vorrebbero portare Gesù nella forma e nella sostanza dell’Antico Testamento. Gesù non si lascia da loro tentare. Chiama questa generazione malvagia e adultera. Essa è malvagia perché assai lontana dai pensieri di Dio. Essi solamente sono buoni, pii, giusti, santi. Ora il pensiero di Dio è uno solo: amare fino alla morte di croce. È la croce il più grande segno della divina onnipotenza. Gesù dal legno rivela quanto grande, onnipotente, santo, invincibile è l’amore di Dio per l’uomo. È adultera, questa generazione, perché ha tradito il patto di alleanza con il suo Creatore e si è concessa all’idolatria, all’empietà, al peccato. Ha abbandonato la Legge del suo Signore e al suo posto si è costruito l’idolo dei pensieri umani. Questo è vero tradimento, vero adulterio spirituale, che conduce ad ogni altro adulterio morale.
La dolcezza dell’amore, la profondità della verità, della giustizia, della sapienza bastano a tutti coloro che si vogliono convertire. Ninive non si converti per i grandi segni. Aderì al Signore per la più semplice parola che un uomo abbia mai potuto udire: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. Gesù invece non ha solo rivelato la purezza della Parola di Dio, ha anche manifestato loro le profondità dell’amore del Padre. Quello di Cristo Gesù era un amore che guariva, sanava, purificava, perdonava, accoglieva, esaltava l’uomo, donandogli ogni dignità. Anche ai peccatori Lui dava la grande speranza del perdono e della misericordia. L’amore, la carità, la pietà vera e santa, sono il più grande segno della presenza di Dio sulla nostra terra. Là dove vi è un uomo che ama, lì vi è sempre Dio che opera. Ecco il segno vero della credibilità di Gesù Signore. Altri segni sono fuorvianti. Sono per i cuori induriti che continueranno a rimanere induriti e ostili. Questi cuori cercano il segno, ma solo per tentare il Signore e per attestare la sua incapacità a poterli donare. Questa è pura malvagità e cattiveria.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, dateci la purezza dell’amore.

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,
ma una cosa sola è necessaria.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». Parola del Signore.

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Il Signore non cerca servitori ma amici.
Mentre erano in cammino, una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa.
Ha la stanchezza del viaggio nei piedi, il dolore della gente negli occhi. Allora riposare nella frescura amica di una casa, mangiare in compagnia sorridente, è un dono, e Gesù lo accoglie con gioia.
Quando una mano gli apre una porta, lui sa che lì dentro c’è un cuore che si è schiuso. Ha una meta, Gerusalemme, ma lui non “passa oltre” quando incontra qualcuno, si ferma. Per lui, come per il buon Samaritano, ogni incontro diventa una meta, ogni persona un obiettivo importante.
A Betania il maestro è accolto da donne che non venivano accolte come discepole dai maestri del tempo. Entra nella loro casa: la casa è scuola di vita, il luogo dove la vita nasce e si conclude, dove celebra le sue feste più belle, dove Dio parla nel quotidiano, nei giorni delle lacrime e in quella della danza dei cuori. E il Vangelo deve diventare vero non ai margini della vita, ma nel cuore di essa.
Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Sapienza del cuore di donna, intuito che sceglie ciò che fa bene alla vita, ciò che regala pace, libertà, orizzonti e sogni: la Parola di Dio
Mi piace immaginare Maria di Betania e Gesù totalmente presi l’uno dall’altra: lui a darsi, lei a riceverlo. E li sento tutti e due felici, lui di aver trovato un cuore in ascolto, lei di avere un rabbi tutto per sé. Lui totalmente suo, lei totalmente sua.
A Maria doveva bruciare il cuore quel giorno. Da quel momento la sua vita è cambiata. Maria è diventata feconda, grembo dove si custodisce il seme della Parola, apostola: inviata a donare, ad ogni incontro, ciò che Gesù le aveva seminato nel cuore.
Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose. Gesù, affettuosamente, rimprovera Marta. E lo fa contraddicendo non il servizio, ma l’affanno; non contestando il cuore generoso, ma l’agitazione.
Quelle parole ripetono a tutti noi: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e ingoiarti, che affanna, che toglie libertà e distoglie dal volto degli altri.
Marta – sembra dirle Gesù – prima le persone, poi le cose. Non sopporta che sia confinata in un ruolo di servizio, affogata nei troppi impegni: tu, le dice, sei molto di più; tu puoi stare con me in una relazione diversa. Tu puoi condividere con me pensieri, sogni, emozioni, conoscenza, sapienza, Dio.
«Maria ha scelto la parte migliore», si è liberata e ha iniziato dalla parte giusta il cammino che porta al cuore di Dio, dall’ascolto. Perché Dio non cerca servitori, ma amici; non cerca delle persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose, che lo lasci essere Dio.

Venerdì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c I tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato.

Venerdì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c
I tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato.
Il Figlio dell’Uomo è signore del sabato.

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 12,1-8)

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma Egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio violano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora Io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’Uomo è signore del sabato». Parola del Signore

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Mercoledì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

Mercoledì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra. Perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-27)

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Parola del Signore.

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Quando Gesù parla di piccoli intende le anime buone, sincere, oneste, semplici.

Non è sufficiente essere solo buoni, nel senso che non si causano danno ad altri, mentre si vive di bugie e si compiono opere disoneste.

Peggio ancora quando uno si illude di essere buono d’animo perché non uccide i suoi nemici… o non compie rapine in banca…

Purtroppo ci sono tantissimi peccati che si compiono con i pensieri carichi di superbia e orgoglio, con le parole maliziose e con altre parole piene di bugie per non rivelare le scelte contrarie alla volontà di Dio.

Abbiamo la possibilità di cambiare e migliorare, non è opportuno rimanere con le miserie che conosciamo ma abilmente rimuoviamo per cadere sempre in piedi…

Adesso Gesù ci chiama a vivere con sincerità la nostra Fede, a dare una autentica e definitiva svolta alla nostra vita, e occorre un piccolo ma costante sacrificio di rinnegamento per dargli la possibilità di regnare in noi. “Venga il tuo Regno in noi”.

Molti cristiani hanno una fortuna straordinaria e non ne approfittano.

La conoscenza di Gesù e le parole del Vangelo sono la benedizione di quei cristiani che veramente hanno deciso di vivere come vuole Dio e nei fatti rinnegano i pensieri di altezzosità. In questo modo diventano semplici e allontanano dalla loro vita le falsità.

La semplicità indica la purezza interiore, per questo tra gli attributi di Dio c’è anche la semplicità.

Tutti i cristiani sono chiamati a raggiungere la purezza della mente, del cuore, del corpo. Ed è la purezza della mente che rifiuta ogni piccola ipocrisia a guidare la volontà e a rivestire l’intera persona della Grazia di Dio.

La semplicità è verità in ogni circostanza, l’essenzialità della vita come guida sicura per vivere il Vangelo!

Senza questo impegno il cristiano si illude di fare un cammino di Fede, rimane sempre lontano dalla vera spiritualità e non se ne rende conto. Questo è il dramma di milioni di cristiani, è l’incapacità di conoscersi a fondo.

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.

Gesù si rivela esclusivamente ai piccoli, e può essere piccolo davanti a Dio anche chi ha due lauree, un professionista famoso, uno ricco ma molto generoso, insomma tutti quelli che curano con serietà la loro vita spirituale e mettono al centro la verità in ogni circostanza, l’onestà come regola di vita, la bontà come bussola per fare sempre del bene a tutti.

I piccoli sono le anime buone, sincere, oneste, semplici. 

Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi.

Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo si sarebbero convertite.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». Parola del Signore

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Se a quel tempo Gesù rimproverava le città che non si erano convertite nonostante i suoi straordinari miracoli, oggi il solo rimprovero non è più sufficiente, oltre al fatto che Gesù non si vede fisicamente e si deve accogliere per Fede la sua Parola.

I suoi ammonimenti arrivano lo stesso e si diffondono nel mondo attraverso alcune anime generose.

I forti rimproveri del Signore duemila anni fa erano indirizzati a un esiguo numero di persone, oggi la popolazione mondiale raggiunge il numero di 7,4 miliardi di persone.

La differenza è enorme, e se si sono moltiplicati quanti vivono senza Dio o Lo combattono, sono aumentate anche le apparizioni di Gesù e della Madonna ad alcuni mistici dei cinque Continenti.

Lunedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c Che cosa dunque ne avremo?

Lunedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c
C
he cosa dunque ne avremo?

Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto e la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 19,27-29)

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità Io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’Uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». Parola del Signore.

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La ricompensa data da Gesù in questa vita e nell’altra che sarà eterna, è sempre proporzionata alla nostra conversione.

In questi tempi per i credenti è più facile ricorrere alla preghiera per tutto quello che succede nel mondo, ma non deve essere la paura a farci pregare di più, anche se rimane sempre uno stimolo efficace per ricordarci che Dio è il Creatore e noi piccole creature incapaci di fare il Bene senza il suo aiuto.

Dalle notizie che si ascoltano, nel mondo aumenta la confusione, si continua a perdere il rispetto verso il prossimo e in molti casi si vive sotto una maschera.

Noi crediamo in una nuova civiltà, fondata sulla Persona di Gesù, seguendo gli insegnamenti del suo Vangelo, per fondare la società dell’amore, del rispetto, della tolleranza, del perdono, della verità e della giustizia.

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,25-37

Un dottore della legge si alzò per mettere Gesù alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: « Va e anche tu fa lo stesso».

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
Dal Vangelo secondo Luca Lc 10,1-12.17-20
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il Regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il Regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo Nome». Egli disse loro: «Vedevo satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, Io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei Cieli». Parola del Signore.

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L’invio di altri discepoli per preparare il passaggio del Signore, ci dice che ognuno di noi è chiamato proprio per il Battesimo ricevuto, ad impegnarsi con convinzione e a donare a quanti incontra il messaggio di salvezza che ci arriva dal Vangelo.

“In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”.

Gesù passa davanti ad ognuno ed attende una risposta sincera e pentita.

Passa come il Mendicante di amore e si sofferma un po’ di più dinanzi a quei tiepidi che vivono perennemente nell’indecisione tra le cose materiali e un impegnato cammino spirituale. Sono quelli che non riescono a spezzare le catene del peccato pur avendone un vivo desiderio.

Gesù chiede aiuto ai suoi discepoli e oggi come duemila anni fa, li invia ad evangelizzare una società distratta e in grande parte superficiale.

Dobbiamo sentirci investiti dall’incarico del Signore e impegnarci nel testimoniare il Vangelo nell’ambiente che frequentiamo. Il primo luogo è la propria famiglia, poi il lavoro, i conoscenti, tutti vanno considerati come bisognosi della guarigione interiore.

Tutti ne abbiamo fatto l’esperienza, a tutti dobbiamo donare la possibilità di confrontarsi con la Parola di Dio e fare le loro scelte libere.

È vero che Gesù continua ad inviare discepoli in tutto il mondo, suscita sempre anime buone pronte a sacrificarsi e a partire per le missioni nel suo Nome, però il problema sta nella dottrina che diffondono. È importante testimoniare Gesù, ancora più autorevole è farlo nella verità, senza manipolare l’autentico messaggio del Signore.

Il discepolo attendibile ripete fedelmente le parole del Vangelo perché comprende l’efficacia spirituale insita in essa.

Nel presentare il Vangelo deve rimanere al centro Gesù Cristo, non ci sono argomenti più importanti di Lui. I riferimenti opportuni del mondo e delle situazioni che riguardano gli uomini, sono valide se rimangono legate alla Parola di Dio, quindi agli insegnamenti del Vangelo.

Non c’è paura che tenga quando si parla di Gesù. Guardiamo come faceva Lui dinanzi i capi corrotti d’Israele.

“Ecco, Egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che Egli è il Cristo?” (Gv 7,26).

Quando si parla con le parole del Vangelo, non si deve temere la reazione indifferente o il distacco dei mondani. Forse ascoltando le nostre parole si convertiranno in futuro, oppure memorizzano le parole anche se esteriormente mostrano insofferenza.

Non siamo noi a convertire gli altri, è la potenza della Parola di Dio e noi dobbiamo diventare docili strumenti della sua Grazia.

Un aspetto molto importante e che ci sfugge, è la potenza che si acquisisce contro le tentazioni, i disturbi satanici e ogni forma di negatività, quando si osservano i Comandamenti, si prega e si praticano le virtù.

Lo leggiamo nelle parole dei settantadue pieni di gioia: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo Nome”.

Proprio nel Nome del Signore i diavoli rimangono terrorizzati e fuggono dalle persone che disturbano in mille modi diversi.

Gesù dà il potere ai suoi seguaci di dominare i diavoli, la condizione è indispensabile: vivere il Vangelo con la lucida coscienza del futuro.

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C Ti seguirò dovunque tu vada

Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del i loro nidi,
ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece và e annuncia il Regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio». Parola del Signore

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Quello che appare nella società è l’aumento di molti personaggi poco interessati al bene comune e protesi verso l’affermazione di una visione egoistica e settaria. Questo preoccupa ma non ci scoraggia, anche se si accordano e cercano di manipolare tutto, noi abbiamo una grande Fede. È la nostra bussola. Ci guida verso la Verità tutta intera.

“Verrà lo Spirito di Verità e vi guiderà alla Verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16,13).

La mancanza della verità è diventata una regola in questo mondo, tutto viene alterato e quanto appare, molto spesso è solo finzione.

Gesù viene sempre più emarginato e questa operazione programmata coinvolge di continuo sempre più persone. Molti cristiani ignorano la finalità di molte azioni che vengono presentate come un miglioramento della società e anche della Chiesa, ma sono credenti privi di una formazione spirituale adeguata.

I samaritani si rifiutarono di accogliere Gesù ma avevano una motivazione religiosa. Oggi Gesù viene emarginato per motivi politici,  economici e sociali, è in atto un complotto contro Lui e i cristiani devono avere chiaro quanto continua ad evolversi contro il Cristianesimo.

“Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme”.

La società odierna è in cammino verso luoghi privi di Dio, si allontana dalla Chiesa e trascura la vita spirituale.

Molti credenti sono in buonafede perché non hanno avuto modo di conoscere la sana dottrina, c’è una responsabilità comunque, c’è anche un mancato interesse da parte di chi dovrebbe dedicare maggiore tempo alla santificazione delle anime.

Già le Chiese aperte sarebbero una gioiosa sollecitazione a fare una visita a Gesù sacramentato, a chiedere aiuto all’Unico che ha il potere di rendere possibile ciò che umanamente è impossibile.

È spontaneo per molti fare promesse anche quando capiscono di non poterle rispettare. Spesso si propongono una condotta di vita migliore, ma non è sufficiente il proposito. Anche quel tale che incontrò Gesù disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Una ottima disponibilità senza dubbio, ma era un proposito convinto?

Per Gesù quelle parole nascondevano una debolezza profonda, l’incapacità di osservare quanto diceva emotivamente quel tale.

La risposta di Gesù un po’ enigmatica, respinse quanto detto dall’uomo e gli spiegò che per seguirlo doveva prima mettere da parte le certezze umane: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo”.

Camminando incontrò un altro uomo e lo trovò spiritualmente pronto ma egli non aveva ancora spezzato gli affetti umani. “Seguimi”. Un comando perentorio, non più prorogabile, purtroppo quell’uomo non è riuscito a mettere al primo posto Dio, anche nella circostanza che ha spiegato.

“Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”.

Una richiesta legittima, ma se aveva compreso chi era Gesù, non poteva più preoccuparsi di chi non era più in vita. Cosa avrebbe comportato di spirituale e di benefico al padre, la sua presenza al funerale del padre? Nulla. Anzi, l’obbedienza al Signore avrebbe sicuramente arrecato del bene all’anima del padre.

“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece và e annuncia il Regno di Dio”.

Camminando incontrò ancora un altro uomo e questi disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”.

Non aveva compreso di trovarsi al bivio tra la gloria eterna e la mediocrità pericolosa della vita umana. Anche lui ha messo al primo posto i familiari senza preoccuparsi di Dio. Non si può poi pretendere che Dio si ricordi degli uomini che Lo trascurano o ignorano.

La risposta di Gesù frantuma le illusioni di tutti coloro che hanno abbandonato il cammino spirituale e sono ritornati a vivere come prima della conversione o della Consacrazione al servizio di Dio.

“Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio”.

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Chi sono Io secondo la gente?


Pietro, prendendo la parola, rispose:
«Il Cristo di Dio».  

Dal Vangelo secondo Luca (Lu 9,18-24)

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con Lui, pose loro questa domanda: «Chi sono Io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi Profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che Io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell’Uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Parola del Signore.

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La prima affermazione che ci obbliga a riflettere sulla Persona di Gesù è che Lui “si trovava in un luogo solitario a pregare”.

Gesù era la preghiera incarnata, un Uomo autentico traboccante di infinito Amore, il Dio eterno che si è rivestito di un Corpo per farsi vedere.

Non pregava perché si trovava in un luogo solitario, Egli era sempre in preghiera, in comunione perenne con il Padre, uniti dallo Spirito di entrambi. Un solo Spirito rendeva sempre presente il Padre al Figlio, rendeva presente il Figlio al Padre.

Solo Gesù beneficiava della visione beatifica ininterrotta del Padre.

La visione beatifica nella dottrina cattolica, è la percezione immediata della natura divina di cui godono i Beati in Paradiso. Gesù viveva in Palestina, era però anche Dio, quindi solo Lui poteva fruire di questa ininterrotta comunione con il Padre.

Gesù pregava ogni istante, senza avere bisogno dei Salmi che conosceva perfettamente per averli ispirati come Dio, a Davide e ad altri.

Pregava anche quando dormiva, ogni suo gesto e ogni sua parola erano emanazione di preghiera, intesa come un dialogo amoroso tra Figlio e Padre, anche senza parole perché servivano poco le parole a Loro che comunicavano con il pensiero.

Vediamo qual è il vero significato di preghiera.

Gesù da perfetto religioso osservava tutto quanto era prescritto dalla Legge, quindi recitava le preghiere del mattino e della sera, le diciotto Benedizioni durante la giornata. Diceva le preghiere ma Lui innanzitutto pregava, perché tra pregare e preghiere c’è una significativa differenza.

Gesù pregava.

Più che recitare parole Lui era la preghiera, e pregava perché viveva di Amore, un sentimento non comprensibile da nessun essere umano, ma nella vita terrena di Gesù era un legame trascendente con suo Padre. Neanche i più grandi Santi hanno mai potuto comprendere il sentimento amoroso tra Gesù e suo Padre, solo Dio lo conosce.

Nel Vangelo di Luca troviamo che Gesù nei momenti particolari della sua missione era sempre in preghiera. Si ritirava in luoghi solitari e pregava con un trasporto unico. Pregava nel senso che dialogava con il Padre, apriva il suo Cuore innocente al Padre e riferiva tutto.

Anche se non c’era alcuna necessità di esporre al Padre quanto avveniva nel suo apostolato, perché il Padre tutto vedeva e conosceva, Gesù cercava il silenzio soprattutto per ringraziare il Padre, autore principale della redenzione del genere umano.

Nel silenzio della notte, soprattutto, Gesù dialogava con il Padre, mentre durante il giorno -rimanendo perennemente nella visione beatifica-, insegnava e dialogava molto con i discepoli per far accogliere la nuova mentalità del Vangelo.

Bisogna entrare in questo dialogo con Gesù per pregare con il cuore, fino a percepirlo vicino a noi anche quando non preghiamo con le parole ma preghiamo con la vita, perché immersi nelle faccende giornaliere. Tutto deve diventare preghiera, ogni gesto, parola e opera.

Ma questa certezza della sua presenza è avvertita solo da quanti sono avanti nella vita spirituale.

Tutti gli altri continuano a recitare preghiere e non riescono ad entrare in comunione con il Signore, sono distratti dai beni materiali.

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.

Questa è la condizione posta da Gesù per seguirlo veramente, e rimane impossibile compiere il cammino spirituale senza un sincero rinnegamento verso le cose che inorgogliscono e che fanno piacere ai sensi, ai sette vizi.

Vogliamo ricordare i vizi capitali?

Superbia.

Avarizia.

Lussuria.

Ira.

Gola.

Invidia.

Accidia.

“Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”.

È impegnativo fare questo, è evidente, ma proprio qui si misura l’amore verso Dio e la scelta di diventare un cristiano autentico.

Nessuno si trasforma in poco tempo in un buon cristiano, però lo stesso proposito di cambiare mentalità e rinascere nello Spirito di Dio, è già una vittoria, e sarà sempre più gratificante per la propria realizzazione. Infatti, la vera realizzazione di una persona è l’osservanza dei Comandamenti.

Questo cammino diventa più facile se si chiede aiuto alla Madre di Gesù. Ella è la Maestra di perfezione e di santità.

La recita della preghiera a Lei più cara è il Santo Rosario recitiamolo con devozione e Amore!