GUAI A VOI

Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi.

Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo si sarebbero convertite.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». Parola del Signore

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Se a quel tempo Gesù rimproverava le città che non si erano convertite nonostante i suoi straordinari miracoli, oggi il solo rimprovero non è più sufficiente, oltre al fatto che Gesù non si vede fisicamente e si deve accogliere per Fede la sua Parola.

I suoi ammonimenti arrivano lo stesso e si diffondono nel mondo attraverso alcune anime generose.

I forti rimproveri del Signore duemila anni fa erano indirizzati a un esiguo numero di persone, oggi la popolazione mondiale raggiunge il numero di 7,4 miliardi di persone.

La differenza è enorme, e se si sono moltiplicati quanti vivono senza Dio o Lo combattono, sono aumentate anche le apparizioni di Gesù e della Madonna ad alcuni mistici dei cinque Continenti.

Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno cultima modifica: 2016-07-12T15:37:24+00:00da angela1845
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Un pensiero su “Martedì – XV Settimana del Tempo Ordinario anno c”

  1. Buongiorno signora , ho gradito il suo contesto. Molto chiaro e profondo. E’ assai difficile, oggi, nel sovvertimento dei valori umani e spirituali che coinvolge larghi strati di questa Società tutta tesa alla conquista dei beni immediati, aver chiari i concetti di carità, di bontà, di santità. In un mondo sordo e muto d’amore, in cui sembra esservi più posto per i sentimenti e per il dialogo e dove tutto è misurato con l’egoistico metro della convenienza e dell’intolleranza, la pietà cristiana ha perduto il suo significato più genuino. La paura nel cuore, talora indistinta o col volto della sofferenza, il lavoro perso e le relazioni infrante. La speranza sembra venire meno, la speranza nelle cose che danno vita. Il Vivente non abita nei luoghi della morte e neppure nei cuori induriti… dall’odio. Va cercato nei luoghi della vita, della carità e della solidarietà, della giustizia e della pace e del bene comune. Occorre camminare insieme anche nelle fatiche. Grande liberalità verso l’uomo e grande ottimismo: l’uomo capace di maturare atteggiamenti positivi. Grande fiducia per la società: non aver paura. Bisogna uscire dai messaggi di sventura, bisogna vedere le cose positive che abbiamo dentro e attorno a noi. “E’ dalla Risurrezione di Cristo che può spirare nel mondo presente un nuovo vento purificatore. Qui c’è la risposta al “datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo”. Se un po’ di persone lo credessero veramente e si lasciassero guidare da questo loro agire terreno, molte cambierebbero. Vivere partendo dalla Risurrezione”. Noi conosciamo la potenza della disperazione. Noi conosciamo la potenza del male. Noi conosciamo il potere dei “principati delle potenze” di questo mondo che favoriscono la divisione, l’oppressione e fanno soffrire il popolo di Dio attraverso la Sua creazione. Noi conosciamo la potenza del peccato e della morte. Noi conosciamo anche la potenza della Risurrezione. Noi conosciamo la potenza di Dio, che dalla disperazione fa sorgere la speranza. Noi conosciamo la potenza di Dio che, in Gesù Cristo, nostro Signore, si serve dell’amore e del perdono per vincere il male. Noi conosciamo la potenza di Dio che, in Cristo, affronta questi principati e potenze e promuove la fede, il rispetto reciproco, la compassione e il coraggio di dire la verità per il bene di ciascun membro del popolo di Dio. Noi conosciamo la potenza del perdono dei peccati che restaura le relazioni in seno alle famiglie e in seno alla famiglia delle nazioni. Noi conosciamo la potenza della vita eterna per tutti coloro che credono. I cristiani di tutte le generazioni devono affrontare molte sfide. La nostra generazione non è diversa da quelle che l’hanno preceduta. Noi abbiamo grandi responsabilità e dobbiamo affrontare molti ostacoli. La Chiesa cristiana, qui su questa terra, è chiamata a dei combattimenti. E intanto noi continuiamo a essere pieni di speranza, sapendo che siamo al tempo stesso la Chiesa del calvario e la Chiesa della Risurrezione. La nostra fede non è nella potenza della morte, ma nella potenza della vita del sacrificio di Cristo. Sapere che Gesù è vivo per sempre, che ha vinto la morte, è motivo di travolgente desiderio di cantare, di gioire, di gridare ad alta voce che la vita è bella, che tutto può cambiare. Credo che l’Amore possa e debba essere il passaggio dalla paura, dall’incertezza, al coraggio di essere se stessi, di essere creature nuove, di vivere una dimensione alta e larga senza sostare nei nostri quietismi…E’ vero che nella nostra società c’è tanta incertezza e tanta paura. Ha paura il bambino di crescere, perché vorrebbe rimanere sempre coccolato e spesso viziato. Ha paura il giovane del giudizio degli altri, di rimanere solo, ha paura di scegliere. A volte sceglie un profilo basso di vita, fatto di poco impegno, di nessuna presa di posizione, di evasione. Ha paura la coppia di dare spazio alla vita perché fatica a far quadrare i conti. Abbiamo paura tutti del dolore, della solitudine, di non essere amati e di non poter amare abbastanza, della morte. E allora ci lamentiamo con tutti e per tutto, ci agitiamo e gridiamo come se tutto dipendesse dagli altri, dalla società, da chi ci governa, dalle calamità…Anche noi cristiani più impegnati abbiamo paura che Cristo ci chieda di più. Abbiamo paura di una vocazione in famiglia. Abbiamo paura di un impegno più grande nella comunità. Quasi che Cristo non fosse capace di darci molto di più di quanto riusciamo a fare noi, con i nostri piccoli passi. Ma tutte queste paure non sono state vinte. Viviamo in una dimensione di disagio intellettuale che, snaturando l’essenza della nostra vita, condiziona le nostre aspirazioni e ci conduce alla disintegrazione delle strutture civili umane e religiose della Società attraverso una progressiva paralisi dello spirito. Il problema è tutto qui: rinnovare la nostra fede nel Risorto e nella potenza della sua Risurrezione. La sola risposta positiva a questo atroce interrogativo può venirci da quel poco di forza interiore che ci è rimasta e dall’accostarsi dall’umile fatica che troverà accoglimento nel cuore, se in esso non arde più come scintilla d’amore per credere. Buona giornata! Un amico.

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