Archivi categoria: Religione

Venerdì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Venerdì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo.
Come mai non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (12,54-59)
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Hai perfettamente ragione, Signore: siamo degli ipocriti. Fingiamo di non vedere, di non accorgerci cosa sta succedendo, giochiamo davanti agli eventi che ci obbligano a capire e a credere. Facciamo come se nulla dovesse cambiare, come se la Chiesa fosse inamovibile, come se tutto fosse scontato. Teniamo la testa sotto la sabbia, accusiamo quelli che non vengono in Chiesa, i genitori che sbuffano durante le riunioni (quasi sempre inutili e noiose!) e ci stringiamo forte attorno al gruppetto dei sopravissuti cattolici. No, non vediamo proprio i segni dei tempi, non capiamo nemmeno la forza travolgente del gesto di un Papa che lascia le chiavi ad un altro per rispetto e onore del ruolo di Pietro, senza pensare a se stesso, e di un altro papa Francesco, che si mette al timone con umiltà e mitezza spingendo tutti noi a chiederci se stiamo assolvendo al mandato del Signore di raccontare il vangelo dove viviamo. Hai ragione Signore, troppi giocano con le paure delle persone e predicono – anche fra i cristiani! – eventi catastrofici e profezie spaventando i deboli invece di incoraggiarli ad aprirsi allo stupore di un tempo consegnato alla immensa tenerezza del Padre. Hai ragione Signore, dobbiamo proprio svegliarci.

Giovedì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Giovedì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a portare fuoco sulla terra,
e quanto vorrei che fosse già acceso!

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a portare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso
! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.”
Come vivere questa Parola?
Se ancora in Pietro e negli apostoli poteva esserci l’idea che stare con Gesù fosse un privilegio, credo che queste sue parole abbiano dissipato ogni dubbio e aperto l’orizzonte su una sequela autentica. Gesù predica la pace, la beatitudine, la comunione… ma porta la divisione: il Regno di Dio è connotato da una violenza che non ha nulla a che fare con la guerra e le sopraffazioni di cui sono pieni i libri di storia. È la violenza dello scegliere, della radicalità delle prese di posizione. È la non accettazione di compromessi, venissero chiesti anche da chi ci è più caro e a cui andrebbe la nostra obbedienza. Non è esattamente una parabola quella di Gesù in questo paragrafo: egli descrive in modo plastico, con metafore, il suo desiderio (“Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!”), dopodiché usa un paio di immagini frequenti nell’antico testamento per dare corpo al fuoco che accenna.
Tutto per dire che la sua pace, la sua beatitudine non sono da scambiare con melense immagini che nascono più da pigrizia e superficialità. Si basano sulla integra volontà di esprime l’immagine di Dio in noi e di rispettare, amare e far emergere l’immagine di Dio impressa negli altri.
Signore, fa’ che non abbiamo timore a dichiarare la nostra appartenenza a te. Custodisci chi ancora oggi perde la vita per te, nelle tante persecuzioni che oggi si realizzano nel nostro mondo.
La voce di Papa Francesco
“Gesù dice: sono venuto a portare divisione; non che Gesù voglia dividere gli uomini tra loro, al contrario: Gesù è la nostra pace, è la nostra riconciliazione! Ma questa pace non è la pace dei sepolcri, non è neutralità, Gesù non porta neutralità, questa pace non è un compromesso a tutti i costi. Seguire Gesù comporta rinunciare al male, all’egoismo e scegliere il bene, la verità, la giustizia, anche quando ciò richiede sacrificio e rinuncia ai propri interessi. E questo sì, divide; lo sappiamo, divide anche i legami più stretti. Ma attenzione: non è Gesù che divide! Lui pone il criterio: vivere per se stessi, o vivere per Dio e per gli altri; farsi servire, o servire; obbedire al proprio io, o obbedire a Dio. Ecco in che senso Gesù è «segno di contraddizione» (Lc 2,34).

Mercoledì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Mercoledì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.
A chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Le parabole del ritorno del padrone sono per chi non crede, per chi non è discepolo, o per noi? La domanda, solo apparentemente ingenua, è gravida di conseguenze. Pietro, e noi con lui ci aspettiamo una risposta negativa: no, non è per voi che già credete, non è per voi che meditate tutti i giorni la Parola, non è per voi che siete già discepoli! È per gli altri che non sanno, per i cristiani tiepidi, per quelli che snobbano l’annuncio… Noi, in fondo, modestamente, qualcosa abbiamo capito, ci siamo attivati, cerchiamo di custodire la fede. No, amici, non è così. L’invito alla vigilanza è anzitutto per noi che pensiamo di essere già a posto. E lo siamo, oggettivamente, siamo nella condizione di potere accogliere in pienezza il Signore. Come i farisei. E i sadducei. E i dottori della Legge. La provocazione di Gesù è urticante: a volte sono proprio gli uomini e le donne di religione, i devoti a non essere presenti quando Dio viene. Possiamo drammaticamente passare la vita in chiesa senza mai conoscere Dio. Non scoraggiamoci, allora, ma cresciamo nel desiderio e nella vigilanza, non diamo mai nulla per scontato, con un cuore libero che sa attendere.
Gesù è esplicito, nel brano di Vangelo che abbiamo letto, e si rivolge proprio a chi, come noi, è diventato discepolo. Ci dice amichevolmente: ti ho cercato, mi sono rivelato, ho aperto il tuo cuore, l’ho inondato di luce, ti perseguito con i miei benefici, mi sei prezioso, ti circondo di segni, sappilo. Che ne facciamo del tesoro scoperto nel campo, come gestiamo la nostra vita spirituale? Abbiamo poco tempo? È passata la crisi mistica? È troppo difficile credere nella mia città e accampo mille scuse per non dedicare del tempo all’essenziale? Il Signore dona tutto se stesso. Ma chiede altrettanto. Dona senza misura. Ma chiede lo stesso afflato, lo stesso desiderio, la stessa generosità… Questo perché il nostro Dio è un amante passionale e geloso come ha potuto sperimentare Israele, buono ma non bonaccione, un Padre e non un Babbo Natale, un fuoco divorante, non una tiepida cenere. Stiamo attenti e desti a non gettare alle ortiche la nostra dignità, non facciamoci prendere da inutili ansie, ovvio, ma rispondiamo con verità e gioia alla chiamata del Signore perché a chi ha ricevuto sarà chiesto molto di più; la fede non diventi un nido in cui rifugiarci, né un paravento dietro cui nasconderci aspettando un premio, ma un pungolo e uno stimolo per prendere sul serio un Dio che ci prende sul serio.

Martedì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Martedì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

In qualunque casa entriate, prima dite:

Pace a questa casa!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 10,1-9)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

I tuoi amici, Signore, annunciano il tuo regno.
Oltre la missione dei dodici, Luca riferisce nel suo Vangelo anche quella dei settantadue discepoli. Nel racconto degli Atti degli Apostoli poi avrà modo di tramandarci pure le memorie relative alla missione di Pietro, di Paolo, di Stefano, di Filippo e di altri discepoli del Signore. Gesù manda dinanzi a sé i discepoli nelle città e villaggi dove stava per recarsi, dicendo loro: “La messe è molta, gli operai sono pochi, pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe”. La preghiera, che viene ingiunta prima dell’azione, è fondamentale e non va intesa solo come un sostegno alla missione, ma anche e soprattutto come parte integrante della missione. L’unione con Dio è il primo e il più efficace mezzo apostolico. Altrimenti per chi si va e come si va? L’esistenza del missionario è contraddistinta dalla dedizione totale al compito che Cristo gli affida: “Andate, ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi”, l’immagine è inconfondibile. Come Gesù si è fatto agnello, si è consegnato per amore nelle mani dell’umanità, così ogni discepolo deve essere disposto a farsi agnello, pronto per il sacrificio. Il messaggio poi che Gesù stesso mette sulla bocca dei suoi discepoli: “Dite così, è vicino a voi il regno di Dio”, proclama la sua presenza: “li manda dove stava per recarsi”. Il regno di Dio è accogliere la pace e chi la porta, è prendere cura dei malati, è gioia vissuta nell’incontro con Cristo risorto nell’attesa della beata speranza. In questo annuncio c’è la presenza di Gesù in mezzo ai suoi, con la sua volontà salvifica universale. L’evangelista Luca, ci riporta alla necessità di essere non solo lettori attenti e devoti del Vangelo, ma di esserne anche Apostoli. La radice battesimale consente di conformarci alla storia di Gesù, divenendone testimoni. Ci rende capaci di essere e di sentire come lui nel mondo.

Lunedì Della XXIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Riposati, mangia, bevi e divertiti!
Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». Parola del Signore.

RIFESSIONI

Nelle tre virtù teologali la speranza si trova tra la fede e la carità: si appoggia alla fede e dà slancio alla carità. Avere molta speranza è come orientarsi verso la cima di una montagna: chi vuole raggiungerla desidera superare tutti gli ostacoli per poter contemplare il meraviglioso panorama che si gode dall’alto.
Nella lettera agli Efesini san Paolo attribuisce alla mancanza di speranza tutta l’immoralità del mondo pagano: non avendo speranza, si sono abbandonati ai loro desideri impuri, che li trascinano in basso. I cristiani invece sono uomini e donne ricchi di una grande speranza, sanno di essere cittadini del cielo “e di là aspettano come Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”.
Anche il Signore, nel Vangelo di oggi, ci anima a una grande speranza: la speranza di conservare la nostra vita per la vita eterna, di essere con lui dove egli e, cioè nella gloria del Padre, di essere onorati dal Padre: “Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”. “Chi ha questa speranza dice san Giovanni si conserva puro”. E la speranza a dare la forza di resistere alle tentazioni, a dare il coraggio di resistere nelle difficoltà.
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
San Paolo scrive ripetutamente, dovremmo poter dire: “Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”. Ed è una speranza che non delude.
«Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”» Lc 12,20
Come vivere questa Parola?
Gesù ci invita ad essere vigilanti a non preoccuparci eccessivamente del nostro denaro: con la morte non si porta nulla con se stessi, se non le buone opere (e purtroppo anche le cattive. Egli rifiuta di farsi mediatore tra un uomo e il suo fratello per una questione di eredità: sciaguratamente la voglia di avere più denaro e più beni spesso inquina anche le relazioni parentali più strette: in tal modo si vive nell’egoismo, nell’isolamento e si nega la condivisone con gli altri.
La morte, che sopraggiunge senza che noi ci accorgiamo (o quasi), rivela il valore delle nostre ricchezze (materiali e spirituali): o servono per acquistare meriti aiutando gli altri, dimostrando di praticare la vera carità, o ci portano alla perdizione, se ci asteniamo dal soccorrere gli altri e se non condividiamo quanto possediamo.
Sapendo essere destinati a divenire “cittadini del cielo”, non poniamo la nostra fiducia nei beni terreni, ma in quelli del cielo. “E’ meglio essere che sembrare cristiani”.
Signore, fa’ che nella mia vita prevalga il tuo amore per te e per il prossimo, che io non ponga le mie speranze nei beni terreni, ma nell’adempimento fedele della tua parola e del tuo vangelo.
E Gesù ci dice di non avere fiducia nella pace delle ricchezze, perché con grande realismo ci dice: “Guardate che ci sono i ladri… I ladri possono rubare le tue ricchezze!”. Non è una pace definiva quella che ti danno i soldi. E il metallo si arrugginisce, no?

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

“Fammi giustizia contro il mio avversario”.
“Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, le farò giustizia.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Cristo si definisce di fronte ad un mondo diviso in due: quello degli oppressori senza Dio e senza cuore, e quello degli oppressi senza protezione. Egli scopre un peccato: il peccato sociale, più forte che mai, antico quanto l’uomo; ed egli lo analizza in profondità nell’ingenuità di una parabola dalla quale trae un duplice insegnamento. Quello del clamore che sale verso Dio gridando l’ingiustizia irritante in una preghiera fiduciosa e senza risentimento, tenacemente serena e senza scoraggiamenti, con la sicurezza che verrà ascoltata da un giudice che diventa il Padre degli orfani e il consolatore delle vedove. D’altro canto, Gesù stesso prende posizione, rivoltandosi come una forza trasformatrice dell’uomo su questa terra deserta di ogni pietà, per mezzo della risposta personale della sua propria sofferenza, agonizzante, in un giudizio vergognoso, senza difesa e senza colpa. Neanche lui viene ascoltato, ma si abbandona ciecamente a suo Padre, dalla sua croce, che ottiene per tutti la liberazione. La sua unica forza viene dal potere di una accettazione, certa, ma profetica, denunciante. Ci chiede, dalla sua croce: quando ritornerò a voi troverò tutta questa fede, che prega nella rivolta?
Sono le ultime parole del Vangelo a stimolare la nostra riflessione: ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? Questa domanda lascia sconcertati e interroga in profondità il nostro animo su come fare a mantenere viva la fede: se addirittura Cristo dubita, che cosa possiamo fare noi? Noi poveri cristiani che conosciamo alti e bassi nella nostra relazione con Dio siamo stati dunque investiti di generazione in generazione di un compito così importante ed essenziale? È evidente che la risposta dipende dall’uomo, da quanto ognuno di noi considera importante e interessante avere a che fare con Dio.
Come si può gestire la relazione con Dio e mantenere viva la nostra fede?
Gli strumenti necessari per dare risposta a questa domanda. Servono dunque:
– la preghiera. Anche se noi non lo vediamo Egli ci parla attraverso le sue opere, di questo ne siamo consci. La preghiera è il nostro modo di riconoscerlo e di entrare in relazione con lui. È richiesta la nostra piena partecipazione e totale coinvolgimento, per questo è più semplice e spontaneo pregare quando siamo in difficoltà o ci sentiamo profondamente coinvolti da qualcuna delle nostre vicende umane: la nostra preghiera diventa tanto più intensa e partecipata, quanto più ci sentiamo incapaci e impotenti di fronte alle cose della vita.
Coinvolgere altri, ed essere coinvolti da un altro, rende più forte la preghiera.
– la costanza. Come nelle relazioni umane più intense non basta essere superficiali, opportunisti e interessati, ma è necessaria la conoscenza, la frequentazione e il reale interesse per l’altro. Bisogna dunque aggiungere la dimensione del tempo alla relazione con Dio, cosa che costa a noi fatica, ma che è fondamentale perché nei tempi buoni rischiamo di dimenticarci di Lui. Mosè conobbe la stanchezza del suo essere preghiera vivente e si fece aiutare da Aronne e Cur a sostenere questo incarico. Anche a noi può capitare di sentirci stanchi o di essere semplicemente distratti dalle vicende della nostra vita e di passare Dio in secondo piano. La nostra preghiera quotidiana e la partecipazione all’Eucarestia domenicale servono a mantenere viva nel tempo la nostra relazione con Lui, a cercarlo e conoscerlo attraverso le Scritture e la Parola, rinnovando il nostro interesse.
– la giustizia. Dio ama e ascolta coloro che sono giusti e agiscono con giustizia. Dobbiamo imparare ad essere giusti, cioè ad agire con amore cercando di vedere gli altri e le situazioni con lo sguardo di Dio. La Parola ci aiuta a distinguere e ad imparare a scegliere. Anche la nostra preghiera deve essere giusta. Questo forse è il motivo per cui a volte ci sembra di non essere ascoltati: la nostra richiesta non è giusta oppure non abbiamo compreso che il piano di Dio su di noi è diverso. La vedova del vangelo supplica il giudice ed ottiene ascolto da lui sia perché “disturba” il suo quieto vivere, sia perché egli sa che la causa è giusta e che se non le desse soddisfazione ella tornerebbe alla carica con maggiore veemenza.
– la Parola. Gesù è il nostro esempio e la nostra guida. Egli ci ha insegnato come pregare, che cosa sia la giustizia ed ha dedicato la sua vita a seguire la volontà del Padre, fino all’estremo sacrificio. San Paolo indica la strada: cercare, conoscere la Scrittura e la Parola, insegnarla, diffonderla perché attraverso di essa si educhi alla vera giustizia e rimanere saldi in quel che si crede.
Per riflessione personale e di coppia:- Come vivo la mia relazione con Dio, attraverso la preghiera? Quali momenti della mia giornata o della mia settimana riesco a dedicare a Lui “in esclusiva”?- Gli sposi cristiani ben conoscono la fatica e la bellezza del “tutti i giorni della mia vita”: come ci aiutiamo a vicenda nel mantenere con costanza la nostra relazione con Dio? Riusciamo a pregare insieme?- Come e quando mi sento di agire con giustizia? Quale differenza c’è tra l’essere “buoni” ed essere “giusti”

Sabato Della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Chi mi riconoscerà davanti agli uomini lo riconoscerà davanti al Padre.
Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Vi è mai successo di scorgere qualcuno che cambia marciapiede per non incontrarvi? E’ una cosa che fa molto male perché significa che si è interrotto il dialogo, che quella persona non vuole avere più nulla a che fare con te. Lo stesso accade spesso nelle famiglie, genitori che non si parlano più, figli che vedono la casa come un albergo ove andare a mangiare e dormire e non rivolgono neppure un saluto al papà e alla mamma. Anche in questo caso la mancanza di dialogo è la causa di tanta sofferenza. Così accade spesso nei confronti di Dio, una chiusura totale verso di Lui, non riconoscerlo, evitarlo, rinunciare a capire.
Sono sempre convinto che in ogni cosa che accade ci sia del buono, che ogni persona abbia un lato positivo, lo so perché credo in Dio, nella Sua bontà. E’ un po’ come andare a fare funghi in bosco, se so che in una certa zona nascono i porcini li cerco con insistenza, guardo sotto ogni foglia, sposto ogni ramo, entro dentro ciascun roveto e se c’è un porcino, lo trovo. Se non lo vedo non penso che lì non ci siano funghi, ma mi do altre spiegazioni come ad esempio il fatto che possa essere già passato qualcuno prima di me, oppure che non è il giorno giusto per il freddo o per la pioggia, ma mai penserò che in quella zona non possano nascere i porcini.
Così deve essere con Dio, qualunque cosa accade io so che è la cosa giusta e cerco di capirne il motivo, ma anche se non ci riesco, resta ferma in me la certezza che ciò che è accaduto fosse ciò che era giusto che succedesse, anche le cose apparentemente negative come la morte di una persona cara. E’ in questo senso che dovremmo riconoscere Dio sempre e comunque davanti agli uomini, gridare la nostra Fede da ogni terrazzo, non vergognarsi mai di credere in Lui, nemmeno quando accadono cose che non sappiamo spiegare e molti uomini maledicono il Signore per il male che è piovuto loro addosso. Anche il male può essere un bene, dobbiamo solo avere il coraggio di andare oltre le apparenze.

Venerdì Della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Guardatevi bene dall’ipocrisia.
Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,1-7)
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Fra i consigli e le raccomandazioni che Cristo ha dato, oggi dobbiamo soprattutto fare tesoro dell’esortazione a non avere paura. Sappiamo quanto la paura paralizzi l’attività umana. Non avere paura di quelli che uccidono il corpo e temere invece chi può condannarci alla morte eterna! È naturale che ogni uomo abbia paura della morte. Cristo attira l’attenzione sulle conseguenze della vita presente per la vita futura. Bisogna stare attenti a non perdere la Vita durante la vita: in nome di questo valore che è la Vita eterna, non bisogna temere di perdere la vita terrena. L’uomo deve fare molta attenzione e cercare di vedere questa prospettiva eterna in ogni momento della vita. Per Dio ogni uomo è un essere unico. Per salvarlo dalla morte eterna, Dio manda suo Figlio. Ecco la ragione per cui non dovremmo avere paura, ma essere sempre vigilanti, perché troppi nemici ostacolano la nostra felicità eterna.
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Gesù vuole i suoi discepoli vera luce del mondo, vero sale della terra. La luce non ha tenebre. Non ha lati oscuri, nascosti. Neanche il sale si potrà mai rivestire di apparenze contrarie a ciò che esso è secondo verità di natura. Luce e sale non hanno un momento di realtà e un momento di apparenza. La luce è o non è. Il sale è o non è. Né luce e né sale possono essere a momenti alterni. È contrario alla loro natura. Si è e basta. Non si è e basta. L’essere e il non essere non appartiene loro.
Questa stessa natura Gesù vuole che sia di ogni suo discepolo. Non si può essere discepoli del Signore a convenienza, a tempo, a luogo, a circostanze, a situazioni. O si è o non si è. La natura è una e la stessa. Se si è discepoli con se stessi, si è anche con gli altri. Se si è in Chiesa lo si sarà anche fuori. Se si vive la propria verità in casa, la si vivrà anche nei luoghi di lavoro, studio. Se si è cristiani nei Bar lo si è anche nei Parlamenti. Se lo si è nei cinema lo si sarà anche nelle aule universitarie. Se si è luce di inverno lo si sarà anche d’estate. Se lo si è mentre si vende lo si sarà anche quando si compra. Anche il commercio sarà sempre vissuto da cristiani.
Il cristianesimo non è un vestito che si indossa a convenienza, per opportunità. Esso è cambiamento, mutazione, trasformazione della nostra natura, del nostro spirito, della nostra anima. La stessa nostra struttura di creazione viene modificata. Allora, all’inizio Dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza. Ci ha creati con la sua Parola onnipotente, ma non ci ha generati, non ci ha partecipato la sua divina natura. Noi e Lui siamo di due nature differenti. La sua è divina, la nostra è umana. La sua è eterna, la nostra è stata fatta. Anche se in modo nobilissimo, eccelso, ma è stata fatta. Con Gesù tutto cambia. Gesù ci fa suo corpo, sua vita. Ci dona la sua figliolanza. Ci rende partecipi della divina natura. Ci fa vera immagine, in Lui, di Dio. In Lui siamo generati da Dio, siamo fatti suoi veri figli di adozione.
Questa novità va affermata, gridata, proclamata, contro tutti coloro che affermano che tra il cristiano e il non cristiano non vi è alcuna differenza.
Contro tutti coloro che stanno relativizzando Cristo e lo pongono sullo stesso piano degli altri fondatori.
Questa verità non può essere tenuta nascosta. Non può essere non manifestata, non mostrata, non rivelata in ogni momento. Non possiamo noi pensare da cristiani e non cristiani, agire da discepoli e da non discepoli, da seguaci di Gesù e non seguaci di Lui. Non possiamo noi rinnegarci per paura degli uomini. Neanche possiamo noi venderci la nostra verità per un qualche prestigio, una qualche gloria effimera, una poltrona, uno zucchetto. Alla nostra verità dobbiamo consacrare l’intera vita. Ad essa dobbiamo sacrificarci, anche offrendo il nostro corpo fisicamente al martirio.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci essere veri sempre.

Giovedì Della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Guai a voi che avete portato via la chiave della conoscenza.
Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Dopo aver rimproverato i farisei e gli scribi (Lc 11,42-46), Gesù, in questo brano del Vangelo, ammonisce i dottori della legge e fustiga la loro ipocrisia. Per esemplificare, commentiamo soltanto l’ultimo rimprovero (Lc 11,52). I dottori della legge sono accusati di proclamarsi detentori della conoscenza di Dio, confondendo la conoscenza di Dio con le proprie opinioni e i propri interessi. Bisogna, dunque, che anche noi stiamo attenti a non limitare e a non ostacolare la propagazione della parola di Dio e del suo messaggio.
Il confronto di Gesù con le autorità d’Israele ha la sua origine nell’Antica Alleanza, che si prolunga oggi nel tempo della Chiesa. L’Antica Alleanza presenta il destino di ogni profeta: essere vittima della violenza del proprio popolo.
La storia di Israele può essere riassunta in questi termini: da una parte, Dio invia i suoi profeti per insegnare agli uomini la via della salvezza; dall’altra parte, il popolo mette a morte i suoi profeti (Lc 4,24-28; 20,2-5).
Da questo punto di vista, la storia e il destino di Gesù, testimone perseguitato, costituisce il punto culminante di questa persecuzione della verità fin dall’inizio dei tempi (per esempio, Abele). Questo brano del Vangelo ci permette di costatare che i discepoli di Gesù non hanno sofferto invano il loro martirio, poiché questo ha raggiunto il suo culmine con Gesù Cristo a Pasqua. Egli invia i suoi apostoli (oggi i predicatori e i cristiani) per diffondere la sua parola e il mondo continua a perseguitarli e a respingerli.
In questo brano di Vangelo Gesù si rivolge certamente al popolo d’Israele che rifiuta il suo messaggio, ma in modo più vasto Gesù si rivolge all’umanità intera che si chiude in una verità parziale che difende con la violenza. Per questo motivo i credenti devono affrontare le sofferenze e le persecuzioni, dando così testimonianza alla verità divina che illumina la nostra vita.
Come vivere questa Parola?
Vogliamo ricordarci che il termine “giustizia” nella Bibbia ha un significato molto ampio e profondo. Significa anzitutto l’infinita santità di Dio che è una cosa sola con la sua magnanimità. Tanto nella Legge di Mosè come nei Profeti che sono l’asse portante dell’Antico Testamento, la giustizia si rivela come una luce che illumina con forza e sprona il cammino dell’uomo. San Paolo poi qui aggiunge un’affermazione molto importante: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. La giustizia di Dio è dunque questa grande luce, ma ci viene specificato che opera in noi oggi se crediamo nella persona: pensare, sentire, dire e operare di Gesù Cristo.
La salvezza viene da Lui; la Salvezza è Lui stesso per noi, ma bisogna spalancare il cuore e la vita con quella “fede operante nella carità” di cui altrove parlano S. Giacomo e S. Paolo.
Signore, io credo; aumenta però la mia fede perché diventando operativa, mi renda sempre più capace di accogliere la tua giustizia, cioè la tua divina santità operante con infinito amore.
«La santità non consiste nel fare cose ogni giorno più difficili, ma nel farle ogni volta con più amore.”

Mercoledì Della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Guai a voi, che caricate gli altri di pesi insopportabili.
Ma voi non li toccate nemmeno con un dito!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,42-46)
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Ascoltiamo oggi con umiltà le parole amare e severe che Cristo rivolge ai farisei e ai dottori della legge. Oggi queste parole vengono rivolte a noi. Vediamo quanta verità vi sia anche per noi? Pagare la decima significava riconoscere le proprie dipendenze nei confronti di colui a cui la si pagava, in questo caso a Dio. E Dio oggi ci dice: “Non ho bisogno dei vostri beni, perché tutto appartiene a me. Non smetto invece di richiamarvi alla giustizia e all’amore”. Nelle nostre società che posto spetta alla giustizia e all’amore?
La morte interiore è molto più temibile della morte fisica, perché la morte spirituale ha conseguenze eterne. È spaventoso essere dei “sepolcri” già da vivi, perché allora bisogna cambiare ancora molto, mentre l’uomo persiste volentieri in quanto in lui è negativo. Come uscire da questa situazione? Ritornare a vivere è rispondere alla chiamata di Cristo.
È molto facile essere giudici degli altri. È facile far rimarcare agli altri i loro errori e le loro mancanze. Invece, quando si tratta di noi stessi, ci risparmiamo: troviamo per noi delle regole più elastiche, con numerose scappatoie e riserve per giustificare il nostro comportamento. Cristo ha detto che siamo tutti uguali di fronte a Dio. Bisogna imparare a misurare sia noi sia gli altri con le stesse regole: quelle di Cristo.
Guai a voi farisei; guai a voi dottori della Legge, guai anche a voi… Lc 11,42-46
Come vivere questa Parola?
“Guai” sulle labbra di Gesù è un rimprovero forte a tutti quanti che perpetrano ingiustizie, che cercano di apparire superiori a tutti, che si affannano per essere stimati dagli altri. Guai a chi si immischia in qualsiasi forma di corruzione o di oppressione. Forse anche noi ci troviamo un po’ in fallo? Gesù non risparmia parole quando si tratta di denudare l’ipocrisia o le menzogne. Egli mira sempre alla Verità e alla conversione del cuore. Però, Gesù guarda con misericordia i farisei e tutti quanti le vittime della falsa sapienza’ che porta soltanto all’ignoranza di Dio o addirittura alla negazione di Lui. Molti sono ingannati dai sapienti’ di questo mondo. Cosa fare? Forse un primo passo è di entrare nel proprio cuore per un incontro onesto con Gesù, come ha fatto Zaccheo (Lc19,1-10) e altri personaggi dei Vangeli. Egli desidera questo tipo di relazione con noi più di ogni altra cosa. Certamente Egli ci darà la possibilità di conoscerlo meglio e la brama di rimediare qualche aspetto della nostra vita che impedisce questa intimità..
Signore Gesù, aiutami a vedere la tenebra che abita nel mio cuore e mi contrasta nel desiderio di conoscerti meglio. Fa’ che possa incontrare amici che mi siano davvero buoni compagni di strada.
Siamo abituati a dire: “Gesù è il Signore”, e applichiamo a lui le nostre idee su Dio. dovremmo imparare a dire: “Il Signore, che nessuno mai ha visto, è Gesù”, colui che mi ama e dà la vita per me.