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Lunedì Della XIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Il vostro maestro non paga la tassa?
«Sì».

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (17,22-27)
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te». Parola del Signore.

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RIFLESSIONE

Gesù paga le tasse. Fa sorridere, ma è proprio questo il messaggio del racconto di oggi inserito dopo una drammatica previsione di morte. Potrebbe non farlo: ha ben altro cui pensare, ben altra “tassa” pagherà alla morte e alla tenebra. Ma non vuole scandalizzare, resta con i piedi ben piantati in terra. Gesù non gioca a fare lo spirituale dimenticandosi le regole della convivenza terrena, è un cittadino onesto, non bara. Quante volte ho incontrato cristiani che si appellavano al vangelo per minimizzare gli obblighi da cittadini! E, purtroppo, preti che si appellavano alla legge divina (di cui pare fossero autentici interpreti) per glissare sugli obblighi burocratici richiesti a tutti eccetto che a loro! No, amici, dobbiamo essere sinceri: non possiamo essere credibili annunciatori del vangelo se non siamo cittadini onesti e coerenti. È impossibile predicare la povertà e intrallazzare per arricchirci, chiedere l’onestà e praticare l’inganno sempre giustificati da ottime ragioni! Siamo vetrina di Dio, trasparenza assoluta agli occhi del mondo: se vogliamo essere davvero discepoli dobbiamo convertire il nostro cuore ad una coerenza possibile.

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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Fatevi un tesoro inesauribile nei Cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma.
Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

TESTO:-

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,32-48)
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei Cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’Uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.  In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Parola del Signore.

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RIFLESSIONI

Sempre pronti per incontrare Gesù

Nella vita, l’attesa delle cose belle ti apre il cuore alla gioia; mentre l’attesa delle cose tristi e brutte ti pone di fronte al dramma della paura, dell’incognito, dello sconosciuto, dell’ignoto. Nel qual caso è davvero un salto nel buio. Gesù, invece, è luce, speranza, felicità, serenità.
La parola di Dio di questa XIX domenica del tempo ordinario costituisce per noi un forte richiamo al valore della fede, che è la base di ogni vero discorso cristiano. Senza la fede non si va da nessuna parte.
La fede ci mette in dialogo con il Signore e da questo dialogo c’è l’accettazione di Dio della nostra fragilità e della nostra pochezza; per cui il Signore ci approva, ci accoglie, ci abbraccia e ci stringe al suo cuore di Padre.
Una fede aperta alla vita eterna e che sa valutare con equilibrio ciò che è presente e ciò che è il definitivo futuro, che è l’eternità, verso la quale siamo tutti indirizzati.
E’ Gesù stesso a dirci con semplicità che la vita presente è solo un temporaneo viaggio, un itinerario che, per quanto possa durare a lungo e senza sofferenze, alla fine avrà il suo termine e la sua naturale conclusione.
In questo itinerario, potremmo oggi dire, tour turistico spirituale permanente, essendo anche in tempo di vacanze, parte dal giorno della nostra nascita, si sviluppa nei luoghi e nei tempi che il Signore ci ha concesso e ha termine nel momento in cui Egli ritiene che sia giunta la nostra ora e il momento di lasciare questo mondo per l’eternità.
Non a caso ci ricorda nel brano del vangelo di oggi: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!”.
Non possiamo assolutamente illuderci che stiamo su questa terra per sempre, né cullare l’idea che tutto ci andrà bene.
Dobbiamo essere realisti, essere preparati a tutto e confrontarci con la parola di Dio, la quale ci richiama continuamente alla nostra attenzione ciò che siamo: pellegrini nel tempo in cammino per il cielo, che è la nostra ultima tappa ed il nostro approdo, al quale giungere nel modo più sereno e tranquillo possibile.
Cerchiamo di capire quello che Gesù vuole dirci, senza mezzi termini e senza farci illudere, presentando la realtà della vita per quella che è: “se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Questa affermazione trova un continuo riscontro nella vita di tutti i giorni.
La venuta del Signore è certamente quella definitiva del giudizio universale, ma non va sottovalutata la venuta di Cristo che ci chiama con sé a vita nuova, facendoci passare per la croce e la morte.
Il modello del nostro essere cristiano è il crocifisso, è il Figlio di Dio, che sale sul patibolo della croce e muore per noi, quale vero ed unico salvatore del mondo.
Ci siano di sostegno, nelle difficoltà della vita, come nella malattia, nella perdita di una persona cara o di altre importanti cose della nostra esistenza terrena, quanto ci dice Gesù nel vangelo di oggi: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
Il nostro tesoro è Dio e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio.
Forti delle affermazioni del libro della Sapienza, abbiamo la certezza che Dio sta dalla nostra parte e sempre ci assiste e protegge, ci libera da ogni male ed oppressione, che rende schiavo l’uomo delle sue paure e delle sue insicurezze, aprendolo ad una visione di felicità vera e duratura.
Leggiamo nel brano della prima lettura di oggi che “la notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà”.
E’ il coraggio della fede, è il coraggio che viene da Dio e che di fronte alle prove più dolorose e dure di essa, si affida pienamente alla volontà di Dio. Sia questa la nostra umile preghiera di abbandono alla volontà del Signore che vogliamo innalzare a Lui nella speranza e nella certezza che Lui è sempre al nostro fianco e non ci molla neppure per un istante: “Arda nei nostri cuori.
O Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna”. Amen.

Sabato della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno C

Signore, abbi pietà di mio figlio! è epilettico e soffre molto.
Portatelo qui da me.

TESTO:-

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

E’ grande l’umiltà degli apostoli. Invece di scrivere dei vangeli inneggianti alla loro stessa tempra spirituale, non temono di raccontare le loro figuracce. Perché a loro non importa essere ricordati per la loro integrità, ma annunciare la presenza del Maestro. Il racconto di oggi è impietoso: i discepoli pensano di avere imparato a sufficienza, non c’è bisogno di scomodare il Signore, in fondo un epilettico non è così grave, dovrebbero farcela! E falliscono miseramente, costringendo il povero padre a ricorrere a Gesù per avere una guarigione. Sono imbarazzati, gli apostoli: come mai non sono riusciti a guarire il ragazzo? Gesù è diretto e chiaro con loro: è perché non hanno abbastanza fede, non ci credono. Stiamo attenti quando vogliamo sostituirci al Maestro,quando pensiamo che, in fondo, anche noi siamo capaci di aiutare, di condurre, di consolare, di sostenere… Ricordiamoci sempre che siamo solo servi della Parola, che nessuno ci ha eletto rappresentanti di Dio, ma che siamo, con gli altri fratelli, discepoli, umili operai che lavorano nella vigna del Signore. E cresciamo nella fede, come riusciamo, con semplicità, per poter guarire noi e gli altri da ogni fragilità.

Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno C

Gesù disse ai suoi discepoli:
Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?

TESTO:-

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16.24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Pietro e gli altri undici avevano appena raggiunto la vetta spirituale che consiste nel riconoscere la filiazione divina, quando Gesù cominciò a darsi pena di ricordare loro che l’essere un vero discepolo implicava un reale sacrificio personale per il raggiungimento della beatitudine promessa.
Seguire Gesù, in vista della gloria futura, significa innanzi tutto seguirlo nella sua umiliazione, perché “un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone”. A causa del peccato di Adamo e di Eva, che ha portato nel mondo la morte e l’infelicità, non è possibile a noi, loro discendenti, seguire la verità e la giustizia nella nostra vita, senza dover affrontare e vincere nella nostra persona le forze del male dirette contro di noi. Ognuno dovrà inevitabilmente soffrire, sia pure in misura ridotta, ciò che Gesù stesso ha sofferto. È proprio questo che voleva far capire dicendo: “Chi perderà la propria vita, per causa mia, la troverà”.
Non possiamo evitare né rimandare questa lotta dolorosa, perché chi farà così finirà per perdere la vita, volendo salvarla.
La mia stessa vita, la mia persona: ecco cosa devo offrire al Signore! E certo perderò la mia vita e il mio Dio, candidandomi all’inferno, se mi lascerò spingere a preferire la ricchezza effimera di questo mondo in cambio della mia anima.
Salvami, Signore, da un tale destino!

Chi vuole salvare la propria vitaLa Chiesa mai si deve sostituire al Vangelo. Ad essa basta soltanto che predichi la Parola senza nulla aggiungere e nulla togliere. La deve predicare però nella saggezza e nella sapienza dello Spirito Santo, lasciandosi ogni giorno condurre da Lui a tutta la verità. Dalla Parola vera nasce una vita vera, dalla parola falsa scaturisce una vita falsa, un mondo falso. Se c’è falsità nel mondo è segno o che la Parola vera non viene più proferita o che l’uomo è divenuto sordo ad ogni appello alla vera conversione.
Non occorrono molte parole per dire la Parola. È sufficiente dire la Parola ad ogni cuore, ogni mente, ogni coscienza. La Parola va predicata a poveri e a ricchi, a santi e peccatori, a giusti e ingiusti, ai cristiani e ai non cristiani, a quelli che adorano il vero Cristo e a quanti oggi inseguono un messia secondo il mondo, un messia di peccato e di grande idolatria. A tutti si deve gridare che la salvezza è dalla vita posta nella Parola, fuori di essa non vi è vita, né sulla terra né nei Cieli. Fuori della Parola si è nella morte.
Un giorno ascoltavo un vero profeta del Dio vivente che parlando ad un presbitero, gli diceva: “Non occorre spiegare tante cose ai giovani e poi tacere le verità della salvezza. Tu devi dire prima di ogni altra cosa: questo è bene e questo è male. Questo è secondo Dio. Questo non è secondo Dio. Questo è morale. Questo è immorale. La coscienza va posta sempre dinanzi alla luce più grande. Non avere paura di fare luce. Tu sei ministro della luce non delle tenebre”. È questo il ministero di Cristo Gesù: essere luce del mondo. È questo il ministero di ogni suo discepolo: essere luce sempre, fare luce sempre. Essere però non luce autonoma, ma luce di Cristo Signore.
Ogni uomo è un cercatore di vita. La cerca però dove essa mai potrà essere trovata. Oggi si cerca nella droga, nell’alcool, nella delinquenza, nel denaro, nel potere, negli onori, nella gloria di questo mondo, nei piaceri, nel lusso, nella sfrenatezza, nel cibo, nel divertimento, in ogni altra stravaganza pensata dagli uomini. Tutto si inventa oggi per l’uomo, illudendolo che nelle sue invenzioni vi è la vera vita. Gesù lo afferma con divina chiarezza. Vi è un solo modo di avere la vita: porla interamente nella sua Parola. La si perde nella sua Parola, come il chicco di grano si perde nella terra, perché una nuova pianta venga fuori e produca molti frutti.
La salvezza è uno scambio. Noi diamo a Cristo Gesù la vita di morte e Lui ci dona la vita eterna nel tempo e nell’eternità. Noi gli diamo un corpo mortale, di terra, Lui ci dona un corpo di spirito, glorioso, immortale. È come se noi mettessimo del ferro vecchio, inutilizzabile, nel crogiolo per farne uscire dell’oro purissimo. Il guadagno è tutto nostro. Se però noi non ci inabissiamo nel forno rigeneratore e rinnovatore della Parola, rimaniamo perennemente nella nostra natura di morte. Possiamo fare qualsiasi cosa, ma rimaniamo sempre ferro inutilizzabile, arrugginito, mai diveniamo oro puro.
Questa verità oggi va predicata, annunziata, insegnata prima di tutto agli stessi cristiani. Sono essi che l’hanno smarrita. Tutti ormai pensano che la salvezza è entrare in Paradiso così come siamo, ferri arrugginiti, consumati dal peccato. La salvezza inizia oggi ed è con la nostra immersione nella Parola per divenire vera luce di Cristo in mezzo alle genti. Se non siamo luce oggi neanche domani lo potremo essere e finiremo nelle tenebre eterne. Evangelizzare la verità è obbligo del discepolo di Gesù.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri nella vera Parola.

Giovedì Della XVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

La gente chi dice che io sia? Ma voi chi dite che Io sia?
Rispose Simon Pietro:
Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-23)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che Io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli. E Io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che Egli era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro Lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma Egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Parola del Signore.

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RIFLESSIONE

In terra pagana: fondazione della Chiesa di Gesù. Il punto culminante del vangelo è raggiunto. Gesù si trova nel nord della Galilea, in terra pagana, respinto dal suo popolo. I discepoli sono con lui. Egli rivolge loro la domanda decisiva. Il risultato dell’attività di Gesù in Galilea viene riassunto nella professione del Messia, fatta da Simone Pietro a nome dei discepoli, che contrasta con l’opinione del popolo. Egli separa il popolo e i discepoli. Simone Pietro, in nome dei dodici, fa questa dichiarazione: «Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente».

Pietro e la pietra

Non dobbiamo meravigliarci della scelta di Gesù. Egli sceglie Pietro e lo costituisce fondamento visibile della Sua Chiesa: chi può mettere in discussione la sua decisione? Chi può avere l’arroganza di dirgli: Che cosa stai facendo? Le decisioni di Dio, infatti, vanno accolte semplicemente, umilmente, gioiosamente: è l’unica risposta intelligente davanti ad una chiara Volontà di Dio. Non esiste e non può esistere la Chiesa di Cristo se essa non viene costruita costantemente sulla roccia scelta da Lui: Pietro e il successore di Pietro, che è il Papa. La fede ci dà la certezza che su questa pietra umanamente debole e fragile, Cristo, con la Sua onnipotenza, costruisce la Sua Chiesa. Fidiamoci di Dio e non resteremo delusi in eterno!

E voi chi dite che io sia?

Nel 1955 andò in scena al Piccolo Teatro di Milano il dramma Processo a Gesù di Diego Fabbri: l’opera, in breve tempo, fece il giro di tutti i teatri del mondo. L’autore immagina una troupe di ebrei che, dopo la seconda guerra mondiale, si sposta di città in città per rifare davanti al pubblico il processo a Gesù, al fine di verificare se Egli fu condannato giustamente o ingiustamente. A un certo punto la separazione tra pubblico e attori sembra cadere e tutto diventa un unico palcoscenico: il coinvolgimento è totale e veramente emozionante. Vengono ascoltati i testimoni di allora (Pilato, Caifa, Giuda, gli Apostoli) e anche questa volta la sentenza si preannuncia di condanna nei confronti di Gesù. E l’argomento principale della condanna è che nulla è cambiato con la Sua venuta: tutto continua come prima e, pertanto, Egli, secondo il Presidente del Tribunale, non può essere stato il Figlio di Dio.
Il Presidente, in conclusione, rivolto al pubblico dice: «Pronunceremo la sentenza, ma vorrei chiedere prima a voi cristiani qui presenti, chi era, chi è per voi Gesù di Nazareth». È a questo punto che tutto cambia. Si alza, infatti, un sacerdote che era lì in incognito; si alza un giovane fuggito di casa; si presenta una prostituta trascinata in teatro dal suo amante intellettuale; chiede la parola la donna delle pulizie del teatro: coraggiosamente ognuno grida chi è Gesù nel segreto della propria vita, affermando decisamente di non poter fare a meno di Lui. A questo punto appare chiaro che non è affatto vero che tutto è rimasto come era prima della venuta di Gesù: tante cose sono cambiate! Il Presidente del Tribunale, allora, conclude: «Perché non lo gridate forte, dovunque e sempre, quello che avete detto stasera? Tutti dovreste gridarlo! Tutti! Tutti! Perché altrimenti si ripete anche per voi quello che accadde per noi allora: di rinnegare, di condannare, di crocifiggere Gesù».

LA PAROLA PER ME OGGI

Gridiamo a tutti ciò che sappiamo di Gesù; diciamo a tutti che è Lui la nostra pace, la nostra via, la nostra vita: la Verità! Che cosa stupenda sarebbe se tutti i cristiani ritrovassero il coraggio di gridare: Gesù è il Signore! Gesù è l’unico Salvatore del mondo! Ieri, oggi e sempre!

LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Gesù di Nazareth tu sei veramente quel Messia che noi aspettavamo, Tu solo alimenti e sostieni tutte le speranze del mondo. Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!

Mercoledì Della XVIII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cani.
Ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio».
Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro».
Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».
Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!».
Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».
«E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

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RIFLESSIONI

La potenza della preghiera perseverante

La cananea, quando doveva desistere scoraggiata, si avvicina ancor più a Gesù e adorandolo gli dice: “Signore aiutami!” Ma allora, donna…, non l’hai sentito dire: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”? L’ho sentito –  replica lei – ma il Signore di ogni cosa…
E’ perché prevedeva la risposta che Cristo ha ritardato a esaudire la preghiera. Rifiutava la richiesta per sottolinearne la fede. Se non avesse voluto esaudirla, non lo avrebbe fatto nemmeno dopo… Le sue risposte non volevano provocarle pena, piuttosto indurla a rivelare il tesoro che ella celava.
Ma considera, ti prego, la sua fede e nello stesso tempo la sua profonda umiltà. Gesù ha dato ai giudei il nome di figli; la Cananea aggiunge ancora a questo titolo e li chiama padroni, tanto era lontana di essere gelosa delle lodi prodigate ad altri: “I cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”… E’ per la sua umiltà che è entrata tra i figli. Cristo le dice allora: “Donna, davvero grande è la tua fede!” Aveva esitato a pronunciare questa parola e a ricompensare questa donna: “Ti sia fatto come desideri”… Vedi, la cananea ha una grande parte nella guarigione della figlia. Infatti Cristo non dice: tua figlia sia guarita, ma: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E nota ancora questo: dove gli apostoli non erano riusciti e non avevano ottenuto, lei è riuscita. Tale è la potenza della preghiera perseverante.

Martedì – XVIII Settimana del Tempo Ordinario anno c

Gesù cammina sulle acque.
comandami di venire verso di te sulle acque

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-36)
Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti. Parola del Signore.

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RIFLESSIONI

“Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque” (14,28). È Pietro che avanza questa richiesta, fin troppo audace. Ha visto Gesù camminare sulle acque e vuole imitarlo. La sua è una fede ingenua ma sincera, egli è pronto a fare anche quello che appare impossibile alla ragione ma non si butta nell’avventura senza avere un esplicito comando da parte del Signore. Chiede e attende la parola di Gesù che gli dice: “Vieni” (14,29). Nel linguaggio biblico il mare è un luogo infido e imprevedibile, camminare sulle acque significa dominare gli eventi. Solo Dio può farlo, come dice il salmista: “Tu domini l’orgoglio del mare, tu plachi il tumulto dei suoi flutti” (Sal 88,10). L’uomo, fatto ad immagine di Dio, porta nel cuore desideri infiniti ma non può realizzarli con le sue forze. Quel giorno sul lago di Galilea, camminando sulle acque, Gesù manifesta la sua identità divina. Pietro, invece, è icona dell’uomo che vorrebbe andare oltre se stesso ma sperimenta la sua costitutiva fragilità. Due condizioni apparentemente distanti e destinate a restare separate. Quel giorno, invece, s’incontrano. Quando Pietro cominciò ad affondare trovò la forza per gridare: “Signore, salvami!” (14,30). “E subito Gesù tese la mano e lo afferrò” (14,31).
La mano tesa è l’icona di quel patto originario tra Dio e l’uomo (Gen 1,26) che Gesù è venuto a restaurare. È il segno che Dio è venuto a condividere la nostra fragile condizione umana per comunicare la potenza della sua divinità. Quella mano non solo salva Pietro ma è un annuncio rivolto a tutti: “aggrappatevi a me se non volete affondare, restate uniti a me se volete fare della vita una splendida avventura”. Commenta Raissa Maritain: “Camminare sulle acque, ecco la vocazione del cristiano. Senza nessun appoggio umano, nella fede pura, nella speranza e nella pura carità. Senza nessun sentimento, a volte, tenendo unicamente lo sguardo levato verso Dio …” (Diario di Raissa, Brescia 2000, 65). Oggi chiediamo la grazia di trovare in Gesù Eucaristia la forza per non rinunciare ai grandi ideali.

Lunedì – XVIII Settimana del Tempo Ordinario anno c

La moltiplicazione dei pani.
Maestro, congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare.
Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore.
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RIFLESSIONI

“Spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla”
Semplicità della nostra vita contemplativa: ci fa vedere il volto di Dio in ogni cosa, in ogni essere, dovunque e sempre! E la sua mano presente in ogni avvenimento ci fa compiere tutto – la meditazione e lo studio, il lavoro e il cambio, mangiare e dormire – in Gesù, con Gesù, per Gesù e facendolo a Gesù sotto lo sguardo amante del Padre, se restiamo sempre nella disposizione a riceverlo sotto qualsiasi forma egli arrivi.
Sono impressionata dal fatto che Gesù, prima di commentare la Parola di Dio, prima di annunciare le Beatitudini alla folla, ne ebbe compassione, fece guarigioni e diede loro da mangiare. E solo dopo ha cominciato a insegnar loro.
Ama Gesù con generosità, amalo con fiducia, senza guardarti indietro e senza problemi. Datti tutto a Gesù. Ti prenderà come strumento per compiere meraviglie a condizione che tu sia infinitamente più cosciente del suo amore che della tua debolezza. Credi in lui, rimettiti nelle sue mani con uno slancio di fiducia cieca e assoluta, poiché è Gesù. Credi che Gesù, e solo Gesù, è la vita; sappi che la santità non è altro che questo stesso Gesù che vive nel tuo intimo; allora sarà libero di porre la sua mano su di te.

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Uno della folla disse a Gesù:
«Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».
Ma egli rispose:
«O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?»

TEESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lu 12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». Parola del Signore.
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RIFLESSIONI

Tenetevi lontani da ogni cupidigia
Il corpo, per essere vero atleta che porta anima e spirito nella più pura grazia e verità di Gesù Signore, deve essere nutrito con un alimento particolare, speciale. Di certo non saranno cibi di questo mondo a renderlo atleta per le cose del cielo. Le cose di questo mondo non solo lo appesantiscono, lo stordiscono, a volte lo fanno ammalare, spesso anche lo uccidono. Un corpo appesantito, stordito, ammalato di peccato, morto conduce l’anima nella morte eterna dell’inferno. Tutto è dal corpo: la vita e la morte.
Qual è allora questo cibo squisito, celeste che deve nutrire il corpo per farne un vero atleta verso il Paradiso? Questo cibo non esiste in natura. Ognuno se lo deve costruire lui, con scienza, intelligenza, perizia, arte, molta esperienza. Esso si ottiene trasformando i beni di questo mondo in opere di misericordia, carità, compassione, elemosina. Si prendono i beni della terra, si danno ai poveri e ai bisognosi, il Signore al loro posto ci concede due cibi prodigiosi: la gioia perenne del cuore, la virtù della sobrietà o temperanza. Con questi due doni, il corpo diviene agile, anzi agilissimo e può percorrere ogni via che conduce al Paradiso. Può scalare anche le più alte montagne. Nulla diviene impossibile per un corpo formato nella temperanza.
Gesù oggi viene interpellato perché svolga la missione di mediatore tra un uomo e un altro uomo, in ordine all’eredità da dividere. Il pensiero di Gesù già lo conosciamo: “Se il tuo nemico ti chiede la tunica, tu dagli anche il mantello. Se ti costringe a fare con lui un miglio, tu fanne due”. Per le cose di questo mondo mai si deve litigare. Ciò che l’altro vuole, lo si dona. Ciò che chiede, lo si offre. Il Vangelo è pace perenne. Gesù si rifiuta perché Lui non è stato costituito mediatore tra l’uomo e l’uomo, per le cose di questo mondo. Lui è il Mediatore tra Dio e gli uomini, per far conoscere loro la volontà del Padre suo e dare loro tutto l’amore del Padre perché siano anche capaci di realizzarla, attuarla, facendola loro propria volontà.
Non si vive un giorno in più perché si possiedono molti beni. Né si muore prima perché si è privi delle cose di questa terra. La vita dell’uomo è alimentata solo e sempre dal Signore. È in Dio ogni sua sorgente. Se è in Dio, delle cose della terra possiamo disfarcene. Usiamo per noi l’indispensabile, secondo la virtù della temperanza o sobrietà, il resto lo diamo ai poveri. Così facendo diventiamo ricchi dinanzi a Dio. Lui ci aprirà le porte del suo cuore, non solo domani, nel suo Paradiso, ma anche oggi sulla terra. Se noi invece chiudiamo le porte del nostro cuore ai bisognosi, anche Dio lo chiuderà a noi e noi saremo nella tristezza, nella concupiscenza, nei molti desideri che tolgono ogni serenità e pace allo spirito. I beni del mondo rendono infelici.
Chi crede in questa parola di luce e verità eterna di Cristo Signore, sempre trasformerà i suoi beni terreni in cibo sublime per il suo corpo. Chi invece non crede, si lascerà conquistare il cuore da essi, non gusterà la vita nel presente e non la gusterà domani, quando questo tempo sarà finito. Anzi sono proprio i beni della terra che lo condurranno alla morte. Gesù non parla vanamente. Non annunzia il suo Vangelo solo per l’eternità. Lo annunzia perché oggi chi crede in esso trasformi il tempo in vero anticipo dell’eternità. Chi è libero dai beni della terra, vive come se fosse già nel cielo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, rendete il nostro cuore libero.

Sabato Della XVII Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!
Erode a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che la testa del Battista fosse portata a sua figlia su un vassoio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. Parola del Signore.
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RIFLESSIONE

Erode è un uomo perplesso. Nei confronti di san Giovanni Battista nutre sentimenti opposti. Da una parte egli lo ammira e lo teme, e, più tardi, giungerà anzi ad immaginare che Gesù è la sua reincarnazione; dall’altra non può sopportarlo, perché è venuto a disturbare la pace del suo matrimonio fasullo, di quella relazione, che egli certo non nasconde, con la cognata.
Ma come uccidere un essere che la folla considera santo?
L’occasione è data da un banchetto succulento nel corso del quale, euforico, Erode fa una promessa sconsiderata per ringraziare la ballerina delle sue evoluzioni. Ma la fanciulla, crudele come la madre, gli reclama la testa insanguinata di Giovanni su un vassoio di rame: una richiesta tale da risvegliare dal torpore del vino tutti i convitati! Nonostante la sua perversità, il re esita, probabilmente per una paura superstiziosa: ma come rifiutare e perdere la faccia? Ecco la storia di una decapitazione orribile, bella vendetta per Erodiade che riceve la testa nell’harem del palazzo.
“La sua testa fu il premio di una danza”, ha fatto scrivere il curato di Ars nella cappella del Santo, al fine di scoraggiare ogni tipo di ballo nella sua parrocchia. Ma non è piuttosto il frutto dell’immoderazione dei sensi, dell’orgoglio, della fanfaroneria, di un giuramento folle e, infine, di una semplice mancanza di coraggio? Tragico percorso di un istinto che si scatena, si lascia andare, fino alla crudeltà più atroce. Dio ci protegga da una tale sbandata!

La sua testa venne portata su un vassoio

Sia il bene che il male trovano la loro forza nella coalizione, nello stare insieme, nel dare forza l’uno all’altro. La forza di Dio è nella Trinità Beata. La forza del Verbo è nella sua Incarnazione. La forza dello Spirito Santo è nel cuore di ogni uomo che lo accoglie e si lascia fare da Lui strumento del suo amore. La forza del cristiano è l’altro cristiano pieno anche lui di Spirito Santo. Se i cristiani non creano comunione, unità, la loro forza è nulla. Il solo può fare poche cose. La forza di un vescovo è il profeta, il maestro, il dottore, l’evangelista, è anche ogni suo presbitero. Un vescovo senza presbiterio è ben misero, assai povero. Può fare poco. Invece con il suo presbiterio può rinnovare una porzione di umanità. Questa è la forza della comunione e dell’unità.
Anche il male è forte nella sua unità. È però una unità finalizzata. Una comunione mirata. Gesù fu Crocifisso perché farisei, scribi, sadducei, erodiani, sommi sacerdoti, anziani del popolo si coalizzarono contro di Lui. Una sola forza non avrebbe avuto alcun successo. Sarebbe rimasta priva di qualsiasi possibilità. Una forza avrebbe controbilanciato l’altra forza. Paolo, saggio e sapiente, mette le forze contrarie a lui, in contrapposizione tra di loro e così ha possibilità di poter salvare la sua vita.
Paolo, sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti». Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducei e l’assemblea si divise. I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato». La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza. La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma» (At 23,6-11).
Giovanni il Battista trova la morte per una coalizione di peccatori: Erodìade, sua figlia, Erode. Senza questa unità e comunione di peccatori mai Giovanni avrebbe visto la morte. Nessuno da se stesso era capace di uccidere il grande profeta di Dio. Insieme vi sono riusciti. Oggi il male è potente perché ha trovato un alleato inatteso: il cristiano, il quale ha deciso di non predicare più Cristo Signore, la verità del suo Vangelo. Il cristiano è in tutto come Salomè. La sua danza di falsità rende incosciente l’uomo, la malvagità di alcuni opera il resto. Quando il cristiano deciderà di non danzare più la sua danza di falsità e di menzogna sulla salvezza, allora la potenza del male si sentirà venire meno. Manca dell’anello di congiunzione. È una catena spezzata.
Ogni cristiano, in ogni luogo dove lui vive, è questo anello di congiunzione tra due forze di male. Se lui danza il suo ballo lascivo, impuro, di falsità e menzogna, congiunge le potenze del male ed esse divengono inarrestabili. Se invece lui vive la sua missione con rettitudine di coscienza e purezza di cuore, manca il legame tra le forze e Giovanni il Battista mai sarà decapitato. Molti mali del mondo sono il frutto di questo anello.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci anello di solo bene.